Il Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF), in collaborazione con ISMEA e la Federazione Italiana Pallavolo, ha lanciato una nuova campagna promozionale per la pasta prodotta con grano 100% italiano. Lo spot, trasmesso sulle reti Rai dal 21 agosto 2026, vede protagonisti atleti della nazionale di pallavolo e mira a promuovere la scelta di prodotti nazionali, associandoli ai concetti di “maggiore sicurezza” e “migliore salute”. Tuttavia, queste affermazioni hanno suscitato perplessità e critiche da parte di esperti e associazioni di consumatori, che ne contestano la fondatezza scientifica e il potenziale carattere fuorviante. L'iniziativa, pur legittima nel suo intento di valorizzare le produzioni italiane, sembra ignorare le dinamiche del mercato e le evidenze sui controlli di qualità, rischiando di generare una percezione errata tra i consumatori riguardo ai prodotti importati.
La campagna ministeriale si inserisce in un contesto dove la produzione nazionale di grano duro non è sufficiente a coprire l'intero fabbisogno, rendendo l'importazione di materia prima una necessità strutturale per l'industria pastaria italiana. L'insistenza dello spot sui presunti benefici in termini di sicurezza e salute legati esclusivamente al grano italiano viene percepita come un'eccessiva semplificazione di una realtà complessa, che potrebbe minare la fiducia nei confronti di prodotti di qualità provenienti dall'estero. Le discussioni ruotano principalmente attorno alla validità delle dichiarazioni ministeriali e alla conformità della campagna alle normative europee in materia di claim nutrizionali e salutistici, che richiedono un supporto scientifico robusto per ogni affermazione.
La retorica dello spot e la sua contestazione
La campagna pubblicitaria del Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF) ha come fulcro la pasta 100% grano italiano, presentata come garanzia di “più sicurezza” e “più salute”. Nello spot, atleti di volley, come Anna Danesi, Carlotta Cambi, Stella Nervini, Paola Egonu, Simone Giannelli e Daniele Lavia, invitano i consumatori a scegliere la pasta italiana, con slogan quali “Con la pasta al grano italiano vince l’Italia”. Il messaggio culmina nell'affermazione: “Non scegliere solo il prezzo. Più sicurezza, più salute, più sostegno alle nostre imprese. Fai la scelta giusta”. Questa comunicazione, seppur intesa a sostenere la filiera agricola nazionale, è stata oggetto di forti critiche, poiché le correlazioni dirette tra l'origine del grano e i benefici per la salute o la sicurezza alimentare non trovano riscontro nelle attuali conoscenze scientifiche e nei dati dei controlli ufficiali.
In particolare, le parole pronunciate da Simone Giannelli e Paola Egonu, che legano indissolubilmente il grano italiano a una maggiore sicurezza e salute, vengono considerate fuorvianti. I test comparativi effettuati da riviste di consumatori, come Altroconsumo, hanno dimostrato che la qualità e la sicurezza della pasta non dipendono unicamente dall'origine del grano, ma piuttosto dalla selezione della materia prima, dal contenuto proteico, dalla qualità del glutine e dal processo di produzione. L'uso di espressioni come “più sicurezza” e “più salute” implica un confronto che non è supportato da evidenze concrete e, secondo alcuni, potrebbe non rispettare il Regolamento europeo 1924/2006 sui claim, che richiede una giustificazione scientifica per ogni dichiarazione relativa alla salute e vieta messaggi che possano ingenerare dubbi sulla sicurezza di altri prodotti. L'obiettivo di supportare gli agricoltori italiani è legittimo, ma non dovrebbe passare attraverso un'informazione scorretta o non verificata.
L'impatto sul consumatore e le implicazioni di mercato
Le affermazioni dello spot MASAF, che promuovono la pasta 100% grano italiano come intrinsecamente superiore in termini di sicurezza e salute, sollevano interrogativi significativi. Il termine “più sicurezza” suggerisce implicitamente che la pasta prodotta con grano importato sia meno sicura. Tuttavia, i dati ufficiali del Ministero della Salute sui residui fitosanitari, analizzati in passato, non hanno evidenziato problemi sanitari legati ai grani importati, inclusi quelli canadesi o di altre origini, mostrando conformità ai limiti di legge. Questa retorica, quindi, non solo manca di un fondamento oggettivo, ma rischia di creare un pregiudizio ingiustificato verso prodotti che, pur provenendo da altri Paesi, soddisfano gli standard di qualità e sicurezza richiesti. La percezione dei consumatori, influenzata da messaggi istituzionali di questa natura, potrebbe essere erroneamente orientata a discriminare prodotti altrettanto validi.
Inoltre, l'industria pastaria italiana ha una lunga tradizione di utilizzo di grani provenienti da diverse parti del mondo per ottenere miscele ottimali che garantiscono le caratteristiche qualitative della pasta Made in Italy. L'Italia, essendo il principale produttore, consumatore ed esportatore di pasta in Europa, dipende in larga misura dalle importazioni di grano duro per soddisfare il fabbisogno produttivo. Senza queste importazioni, la capacità di produrre circa quattro milioni di tonnellate di pasta all'anno, di cui il 60% destinato all'esportazione, sarebbe compromessa. Valorizzare il grano italiano è un obiettivo condivisibile, ma distorcere la realtà sulle sue presunte superiorità rischia di danneggiare sia la filiera produttiva, che necessita di varietà di grano diverse per garantire standard elevati, sia la credibilità delle istituzioni che veicolano tali messaggi senza le necessarie evidenze scientifiche a supporto.
