Le proteste alimentano la crisi, la filiera agroalimentare al collasso
Il caro gasolio e la crisi dell'olio extravergine paralizzano la filiera agroalimentare
Una vera e propria tempesta perfetta sta colpendo la filiera agroalimentare nel Sud Italia, con ripercussioni che si manifestano in una serie di scenari allarmanti: dagli scaffali desolatamente vuoti nei supermercati, alla frutta e verdura lasciata a marcire nei campi, fino ai forni spenti e alle lunghe code di mezzi pesanti che intasano le autostrade. La situazione ha raggiunto un punto critico, tanto che colossi come il pastificio Rummo hanno dovuto interrompere le attività per mancanza di materie prime, mentre La Molisana ha drasticamente ridotto i ritmi produttivi. Questa ondata di proteste, che si estende dalla Puglia alla Sicilia, è alimentata dagli esorbitanti aumenti dei prezzi di carburanti ed energia, e sta causando gravi disagi alla distribuzione di prodotti agroalimentari in tutto il Meridione. Il timore è che il fenomeno possa presto estendersi anche alle regioni del Centro-Nord, con la concreta possibilità che ingenti quantità di prodotti ortofrutticoli freschi e deperibili finiscano irrimediabilmente perdute, a meno che i negoziati con i Ministeri dei Trasporti e dell'Agricoltura non portino a soluzioni immediate e efficaci.
La scintilla pugliese: olivicoltori in rivolta per il crollo dei prezzi
Le prime avvisaglie di dissenso nel settore agricolo si sono manifestate nel Lazio e in Calabria tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre. Tuttavia, il focolaio principale che ha scatenato i blocchi in Puglia ha avuto inizio il 5 ottobre, quando un imponente gruppo di circa 200-300 olivicoltori e agricoltori ha paralizzato la circolazione sulla strada provinciale tra Bitonto e Palombaio, in provincia di Bari. La miccia di questa protesta è stata il drastico crollo del prezzo dell'olio extravergine d'oliva, passato da circa 9 a 4 euro al chilogrammo. Secondo i produttori, tale prezzo è insostenibile e non consente di coprire i costi crescenti di carburante, energia e manodopera, spingendo alcuni frantoi a sospendere la lavorazione delle olive. Gli olivicoltori, attraverso il 'Comitato Rivolta Olivicoltori', invocano lo stato di crisi, chiedono un piano straordinario di sostegno e maggiori controlli sulle importazioni di olio a basso costo, che considerano una concorrenza sleale al prodotto italiano di qualità. A complicare ulteriormente il quadro, una protesta parallela è esplosa il 12 ottobre, quando i lavoratori dell'ex Ilva hanno bloccato gli accessi alla raffineria Eni di Taranto, impedendo il rifornimento di carburante in Puglia, Basilicata e Calabria. Sebbene questo presidio sia stato rimosso il 16 ottobre, in vista di un tavolo di discussione a Palazzo Chigi fissato per il 27 ottobre, il suo impatto ha contribuito a esacerbare la situazione generale di tensione.
Dagli autotrasportatori ai panificatori: un fronte di protesta sempre più ampio
La settimana successiva ha visto un'intensificazione e un'estensione delle manifestazioni, che dalla Puglia e dalla Calabria si sono propagate progressivamente in Basilicata, Campania e Sicilia. Il 16 ottobre, la mobilitazione degli autotrasportatori, già avviata nei giorni precedenti, ha assunto dimensioni interregionali, con il prezzo del gasolio che ha sfiorato in media i 2,30 euro al litro in autostrada. Numerose associazioni di categoria hanno proclamato il fermo dei mezzi pesanti e organizzato blocchi stradali, autostradali e portuali in diverse città del Sud, chiedendo lo sblocco dei fondi già stanziati e la proroga del credito d'imposta sul gasolio. In concomitanza con la Giornata Mondiale del Pane, sempre il 16 ottobre, centinaia di panificatori si sono uniti alla protesta, proclamando uno 'sciopero del pane' contro l'aumento vertiginoso dei prezzi di farina, energia e materiali per l'imballaggio. I produttori hanno anche denunciato la pratica del reso del pane invenduto e le condizioni commerciali inique imposte da alcuni supermercati. Infine, i pescatori di Manfredonia, in Puglia, sono stati gli ultimi a unirsi al coro delle proteste, invocando anch'essi una riduzione del costo del carburante. Il gasolio per la pesca, sebbene esente da accise, è aumentato da 0,65 euro a quasi 1,50 euro al litro, in seguito al conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran.
Supermercati a secco e filiera bloccata: l'impatto diretto sui consumatori
A questo punto, l'ampia mobilitazione dei vari settori produttivi ha iniziato a mostrare le sue concrete e tangibili ripercussioni anche sui consumatori. Il rifornimento dei supermercati è diventato sempre più problematico, fino a bloccarsi del tutto in alcune aree. Gli scaffali e i banchi frigo hanno iniziato a mostrare vuoti preoccupanti, in particolare per i prodotti freschi e ad alta rotazione. La catena di supermercati Dok ha annunciato una sospensione temporanea delle consegne nei punti vendita più colpiti dalle difficoltà logistiche. Le interruzioni nei trasporti hanno avuto un impatto devastante anche sulle aziende alimentari che, pur avendo già aumentato le tariffe ai propri fornitori di servizi logistici (come nel caso del pastificio Rummo, con contratti di trasporto indicizzati al prezzo del gasolio), sono state comunque costrette a fermare la produzione a causa della mancanza di materie prime. Anche La Molisana sta operando a ritmo ridotto, attingendo alle scorte residue di materie prime e imballaggi. Contemporaneamente, molti produttori agricoli lamentano ingenti perdite economiche dovute all'impossibilità di consegnare i loro prodotti, che rischiano di deperire. Tra i casi più emblematici, i kiwi della Piana di Gioia Tauro, i pomodori di Pachino e l'intero comparto ortofrutticolo campano. In Sicilia, un accordo con la Regione ha portato a una deroga parziale dei blocchi da parte di alcuni autotrasportatori, permettendo il trasporto di prodotti ortofrutticoli, in particolare l'uva Italia, attraverso lo Stretto di Messina, al fine di evitare il deterioramento delle merci già raccolte nei frigoriferi. Tuttavia, questa intesa non è stata pienamente condivisa da tutte le organizzazioni coinvolte nella protesta.
Il Governo interviene: tavoli di confronto per sbloccare la situazione
In risposta alla crescente emergenza, il 20 ottobre si sono aperti a Milano importanti tavoli di confronto tra il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, e le rappresentanze degli autotrasportatori, inclusi i movimenti spontanei. Il Ministro ha annunciato l'intenzione di accelerare l'erogazione di 430 milioni di euro già stanziati per il settore, con la possibilità di ulteriori risorse aggiuntive. Per quanto riguarda gli olivicoltori, un appuntamento cruciale è fissato per il 22 ottobre, quando una delegazione sarà ricevuta presso il Ministero dell'Agricoltura. Nel frattempo, nonostante la rimozione di alcuni blocchi stradali, le proteste persistono in diverse regioni del Sud Italia. Mentre i manifestanti attendono risposte concrete alle loro richieste, altre imprese agricole e alimentari continuano a subire le pesanti conseguenze delle interruzioni nella circolazione delle merci, rischiando la perdita di prodotti, commesse e giornate lavorative. Questa situazione precaria potrebbe aggravarsi ulteriormente se la regolarità dei trasporti non sarà ripristinata in tempi brevi, mettendo a dura prova l'intera economia della regione.
