Ogni anno, l'Italia si trova a gestire un'enorme mole di rifiuti urbani, ma la loro gestione è tutt'altro che efficiente. La carenza e la disomogenea distribuzione degli impianti di trattamento su tutto il territorio nazionale costringono il Paese a un continuo e costoso movimento di rifiuti tra le regioni, e talvolta anche verso l'estero. Questa situazione precaria impedisce di abbandonare completamente l'eccessivo ricorso alle discariche, una pratica insostenibile per l'ambiente. Nonostante alcuni progressi recenti, in particolare nel settore della digestione anaerobica per i rifiuti organici, spinti anche dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), è necessario un impegno molto più deciso. Senza un'accelerazione significativa nella realizzazione di nuove infrastrutture, l'Italia non riuscirà a centrare i target europei fissati per il 2035, che prevedono un riciclaggio effettivo del 65% dei rifiuti raccolti e una riduzione dello smaltimento in discarica a non più del 10%. Attualmente, il Paese è fermo a un riciclaggio del 52,3% e a un 14,8% di rifiuti destinati alla discarica.
Secondo uno studio approfondito condotto da Utilitalia, basato sui dati del rapporto ISPRA 2025 (riferiti al 2024), la situazione attuale è preoccupante. Nel 2024, l'Italia ha prodotto circa 30 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, con un aumento del 2,3% rispetto all'anno precedente. Questo si traduce in una media pro capite di 507,9 kg per abitante all'anno, con notevoli differenze regionali: il Sud peninsulare registra il valore più basso (454,1 kg/abitante), mentre il Centro quello più alto (538,2 kg). La conseguenza diretta di questa situazione è che circa 4,2 milioni di tonnellate di rifiuti sono state trasportate in regioni diverse da quelle di produzione. Questi flussi si dirigono prevalentemente dal Centro-Sud verso il Nord, che importa circa 2,3 milioni di tonnellate e, grazie alla sua migliore dotazione impiantistica, è già vicino al raggiungimento degli obiettivi europei del 2035, con regioni come Lombardia ed Emilia-Romagna che li hanno ampiamente superati. Al contrario, il Centro, il Sud peninsulare e la Sicilia mostrano performance insufficienti, a causa del limitato ricorso al recupero energetico. Il Centro ha dovuto esportare il 14% della sua produzione, mentre il Sud addirittura il 29%.
Un'analisi specifica sui rifiuti organici rivela che nel 2024 ne sono state raccolte circa 7,66 milioni di tonnellate in modo differenziato, pari al 37,8% del totale della raccolta differenziata. Di queste, ben 1,46 milioni di tonnellate (un quinto) sono state trattate in regioni diverse da quelle di origine. La maggior parte di questi rifiuti organici, circa 1,11 milioni di tonnellate, è stata trasportata dal Centro e dal Sud peninsulare verso gli impianti del Nord. Luca Dal Fabbro, presidente di Utilitalia, ha sottolineato come le aree con le percentuali più elevate di raccolta differenziata siano proprio quelle che dispongono di un maggior numero di impianti. Questo dimostra chiaramente l'importanza di un'adeguata infrastruttura per il riciclo e il recupero energetico a valle, che sia in grado di sostenere una corretta raccolta differenziata a monte e promuovere così un'economia circolare efficace.
Per raggiungere gli ambiziosi obiettivi europei e eliminare l'esportazione di rifiuti tra le diverse aree del Paese, è indispensabile costruire numerosi nuovi impianti di trattamento. Per quanto riguarda i rifiuti organici, la situazione sta migliorando grazie al PNRR, con 22 nuovi impianti in fase di realizzazione o già operativi. Tuttavia, persistono gravi carenze nel settore del recupero energetico dei rifiuti non riciclabili. L'Italia deve incrementare la sua capacità di circa 2,7 milioni di tonnellate per centrare gli obiettivi UE, una cifra che potrebbe essere dimezzata solo con la costruzione dei termovalorizzatori previsti a Roma e in Sicilia.
I lunghi viaggi dei rifiuti lungo la Penisola generano costi economici ed ambientali significativi. Nel 2024, i 4,2 milioni di tonnellate di rifiuti trasportati hanno richiesto 176 mila viaggi di camion, percorrendo complessivamente 124 milioni di chilometri. Questo ha comportato l'emissione aggiuntiva di oltre 65.000 tonnellate di CO2 e un aumento di 75 milioni di euro sulla TARI, di cui il 90% a carico delle regioni del Centro-Sud. Un'ulteriore criticità è rappresentata dall'eccessivo ricorso alle discariche, che sono il sistema di trattamento con il maggiore impatto ambientale. Nel 2024, sono state smaltite in discarica 4,4 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, di cui 1 milione in regioni diverse da quelle di produzione dopo trattamento. La vita residua delle discariche è in esaurimento, con previsioni di 4-5 anni per il Nord, 3-4 anni per il Centro, 7-8 per il Sud peninsulare, 2-3 per la Sardegna e circa 1 anno per la Sicilia. Se l'Italia non ridurrà l'attuale media del 14,8% di rifiuti urbani avviati a discarica al di sotto del 10% entro il 2035, il Paese sarà costretto a scegliere tra la costruzione di nuovi impianti o il rischio di nuove procedure di infrazione europee, perpetuando una gestione insostenibile.
