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Fotografia Astronomica: L'arte di Catturare il Cosmo

Sep 22, 20265 Min di Lettura

Un intreccio quasi mistico di rami di baobab si eleva, evocando l'architettura di una cattedrale naturale, mentre il firmamento notturno sopra di essi si accende con scie luminose lasciate dal movimento celeste. Questa visione affascinante ha valso al fotografo milanese Stefano Pellegrini il massimo riconoscimento nella categoria Skyscapes del concorso Zwo Astronomy Photographer of the Year, un evento di statura mondiale organizzato dal Royal Observatory di Greenwich e considerato un culmine per l'eccellenza nella fotografia astronomica.

L'opera premiata, denominata "Botswana star trail", incarna un dialogo visivo tra la dimensione terrestre e quella cosmica. Non si limita a mostrare la magnificenza del cielo, ma esprime anche la profonda connessione intrinseca tra la natura del nostro pianeta e l'immensità dello spazio.

La creazione di questa immagine ha avuto luogo il 24 agosto 2025 all'interno del Parco Nazionale di Nxai Pan, in Botswana. Pellegrini ha illustrato come la ricerca di una prospettiva unica fosse fondamentale per trasmettere l'emozione provata di fronte a questi maestosi alberi, percependoli come una vasta cattedrale a cielo aperto, dove i tronchi fungono da colonne e i rami da elementi architettonici naturali.

Per ottenere tale effetto, il fotografo ha posizionato la sua attrezzatura fotografica quasi al livello del suolo, puntandola verso l'alto e lasciandola operare per l'intera durata della notte. Il risultato finale è il frutto dell'assemblaggio di 340 scatti singoli, realizzati nell'arco di circa quattro ore e successivamente combinati per formare le distintive scie stellari che solcano il cielo africano.

La vittoria di Pellegrini si inserisce in un'edizione del concorso che ha visto la partecipazione di quasi 4.000 immagini provenienti da 66 nazioni diverse. Le fotografie premiate sono esposte presso il National Maritime Museum di Londra, offrendo uno spaccato delle molteplici modalità attraverso le quali gli artisti della luce catturano l'universo. Il titolo assoluto del concorso è stato conferito al fotografo kuwaitiano Ali Alobaidly per la sua immagine "The Quiet Predator", dedicata alla Nebulosa Squalo. Tra gli altri vincitori, figurano opere che ritraggono il Sole, la Luna e le spettacolari aurore boreali.

Per l'Italia, questo rappresenta il secondo anno consecutivo con una vittoria di categoria, seguendo il successo di Marcella Giulia Pace nel 2025 con la sua opera "Our Moon". Al di là della sua straordinaria bellezza visiva, la fotografia di Pellegrini solleva un interrogativo cruciale sul rapporto dell'umanità con il cielo notturno. Durante il processo di post-produzione, il fotografo ha notato l'enorme divario tra il cielo africano e quello visibile in molte regioni europee. In Botswana, grazie alla quasi totale assenza di illuminazione artificiale, la quantità di stelle percepibili è notevolmente superiore rispetto alle aree urbane. Questa condizione, purtroppo, sta diventando sempre più rara in vaste zone del mondo a causa dell'inquinamento luminoso, che altera profondamente la nostra percezione della volta celeste.

Studi recenti, come l'atlante mondiale della luminosità artificiale del cielo pubblicato su Science Advances, rivelano che la Via Lattea non è più osservabile per una porzione significativa della popolazione globale, e molti residenti delle aree metropolitane hanno perso la capacità di ammirare un cielo notturno veramente buio. L'immagine di Pellegrini serve quindi non solo come testimonianza della bellezza celestiale, ma anche come un monito sull'importanza di preservare la purezza dei nostri cieli notturni.

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