Stile di Vita

Il Festival del Lamento: Un'Esperienza Culturale Unica in Calabria

Aug 04, 2026•5 Min di Lettura

Nel cuore della Calabria, precisamente a Soveria Mannelli, un borgo con poco più di duemila residenti situato nella provincia di Catanzaro, si è svolta una rassegna culturale davvero singolare: il Festival del Lamento. Questa manifestazione, giunta alla sua quarta edizione estiva, ha animato il paese dal 1 al 4 agosto 2026, trasformandolo nella singolare capitale italiana di un “malcontento organizzato”. L'iniziativa, promossa dall'associazione calabrese Deda Aps con il sostegno del Comune di Soveria Mannelli e della Fondazione Cassa di Risparmio di Calabria e di Lucania, ha avuto come slogan provocatorio “Al peggio non c'è mai fine”.

Dettagli dell'Evento e Attività Proposte

L'idea alla base del Festival del Lamento è tanto semplice quanto geniale: riconoscendo che il mondo spesso presenta delle sfide, perché non affrontarle e lamentarsene collettivamente? L'evento si propone di esaltare, ma al tempo stesso sdrammatizzare, il lamento, offrendo un momento di empatia e solidarietà. In un'epoca dominata dall'efficienza, dalla competizione e dalla ricerca del successo a tutti i costi, il festival si distingue come un'oasi dove le persone possono condividere le proprie frustrazioni, trovando conforto e, forse, anche spunti per soluzioni comuni. Il programma del festival ha alternato dibattiti pubblici a sessioni pratiche. Ogni sera, alle 19, si è tenuta una “lamentazione serale”, dove relatori di spicco hanno offerto le loro prospettive sul lamento contemporaneo. Tra gli ospiti, Marco Cappato ha illustrato le vicende legate alla campagna Liberi Subito, mentre la storica Giovanna De Sensi Sestito ha approfondito il rituale del lamento nell'antica Magna Grecia. Il giornalista Filippo Ceccarelli ha esaminato i lamenti della politica italiana degli ultimi decenni, e l'antropologo Vito Teti ha collegato il lamento al concetto di “restanza”, la sua teoria sull'abitare i territori che si stanno spopolando. Il festival ha incluso anche momenti più leggeri, come la stand-up comedy di Daniele Gattano e Yoko Yamada, un drag show a supporto del Catanzaro Pride, e il concerto indie-elettronico degli Inude. Non è mancato lo spettacolo corale “Veni, a goodbye” del collettivo ALOT, che ha reinterpretato i canti polifonici mediterranei. Durante il giorno, le attività si sono estese nei quartieri del paese, con visite guidate al centro storico, un laboratorio sulla preparazione delle vrasciole di melanzane, e corsi di pittura, intreccio e modellazione dell'argilla. Un momento clou di ogni sera è stata la “Grande cena dei lamenti condivisi”, un'occasione per i partecipanti di condividere cibo e lamentele in un'atmosfera conviviale, con opzioni offerte dai food truck per chi preferiva non cucinare. Gli organizzatori hanno anche previsto un piano B in caso di maltempo: le attività si sarebbero trasferite nei locali sotto Piazza Bonini, per evitare che i lamenti potessero prolungarsi fino all'edizione successiva, come ironicamente sottolineato sul sito ufficiale del festival.

Questo festival offre una riflessione profonda sulla necessità umana di esprimere le proprie preoccupazioni e frustrazioni. In un mondo che spesso ci spinge a mostrare solo il lato positivo, l'iniziativa di Soveria Mannelli ci ricorda l'importanza di riconoscere e condividere le difficoltà. È un invito a riscoprire la forza della comunità e dell'empatia come strumenti per affrontare le sfide della vita, dimostrando che persino il lamento può diventare un veicolo di connessione e, inaspettatamente, di sollievo collettivo.

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