Casa & Giardino

Il Rifugio Rustico di FOS nella Valle d'Itria: Un'Oasi Lontana dal Caos Urbano

Jul 10, 20268 Min di Lettura

L'artista danese Thomas Poulsen, noto con lo pseudonimo FOS, ha scelto la suggestiva Valle d'Itria come suo 'buen retiro', un luogo dove dedicarsi a una vita più semplice e autentica. Questo antico trullo, privo di lussi moderni e immerso nella natura, incarna un approccio all'abitare che sfida le convenzioni del design contemporaneo, promuovendo un'esistenza più consapevole e connessa con l'ambiente circostante. L'abitazione riflette una visione che privilegia l'essenzialità e il recupero di materiali, creando spazi intimi e funzionali, dove ogni elemento ha una storia e un valore intrinseco, lontano dalla frenesia e dall'omologazione del mondo urbano.

Nel 2008, Thomas e il suo caro amico Noam, entrambi viaggiatori instancabili per motivi lavorativi e personali, sentirono l'esigenza di creare un luogo comune dove le loro idee potessero fiorire, sottraendo la creatività alla corsa incalzante della quotidianità. Dopo un'esperienza in Italia, su suggerimento di un avvocato siciliano, si avventurarono per la prima volta in Puglia. Fu così che esplorarono l'area rurale tra Ceglie Messapica e Martina Franca, a circa trenta minuti dalla costa di Ostuni. Quest'area, poco dopo, avrebbe conosciuto un notevole sviluppo, diventando un punto di riferimento per la rinascita delle antiche masserie. Nonostante la mancanza di familiarità con la lingua e l'inesperienza nel mercato immobiliare locale, si immersero tra le distese di ulivi secolari, scoprendo un trullo con annessa lamia e un deposito agricolo. Circondato da alberi di melograno e ciliegio, questo luogo divenne presto il loro universo intimo, uno spazio dove la loro esistenza si fondeva con l'ambiente circostante.

Questo rifugio, che ha mantenuto nel tempo un carattere spartano e privo di ogni modernità, è stato oggetto di una ristrutturazione che ne ha preservato l'autenticità. Sebbene sia ora abitato da nove persone, tra mogli e figli, e si stia considerando l'idea di affittarlo, gli spazi interni sono stati adattati in modo creativo per accogliere tutti. Divani e letti improvvisati sfruttano angoli e altezze, con materassi posizionati su arredi realizzati autonomamente o su piccoli soppalchi. La concezione originale degli ambienti prevedeva funzioni ben definite: una zona per cucinare, un'altra per dormire, uno spazio per le auto e un altro per galline e conigli, in netto contrasto con la tendenza attuale di uniformare gli interni. Questa scelta ha permesso di dare valore a ogni gesto e a ogni area della casa, creando un ambiente funzionale e allo stesso tempo ricco di carattere.

Gli interni del trullo si distinguono per l'assenza di open space e di scelte estetiche convenzionali, privilegiando invece il carattere, il calore e una certa spontaneità. Le nicchie presentano forme imperfette, le scaffalature sono irregolari, i punti luce esagonali e i triangoli di pietra sulle pareti narrano la storia degli interventi. Questi dettagli, inizialmente tracce lasciate dall'elettricista, sono stati trasformati in elementi decorativi che arricchiscono l'ambiente. Superfici e finiture grezze, materiali umili come scarti di cava e maioliche, si fondono armoniosamente con pezzi recuperati nei mercatini locali o realizzati artigianalmente, come un lungo tavolo di legno, comodini e un lavello in cemento. La creazione di questi elementi ha richiesto tempo, riflettendo un approccio alla vita senza fretta. Il colore è introdotto con poche e vivaci pennellate sui gradini, sugli archi e sulla porta d'ingresso, con tonalità di giallo, blu, rosso mattone e terra bruciata. Dormire nel trullo evoca un senso di ritorno al passato, forse grazie alla sua forma che ricorda le costruzioni a tholos, al pinnacolo, antico simbolo di fertilità, o ai muri a secco spessi quasi due metri che favoriscono un sonno profondo e ristoratore.

A riportare al presente sono i suoni della natura: i latrati lontani dei cani, il frinire delle cicale e il rombo dei trattori. Thomas Poulsen, nato nel 1971, divide la sua vita e il suo lavoro tra Copenaghen e Venezia, dove vive con la moglie italiana, conosciuta a Londra, e le loro due figlie. 'FOS', lo pseudonimo che ha adottato a metà degli Anni '90, rappresenta una parola vuota che ha riempito con trent'anni di progetti artistici. La sua missione è ambiziosa ma semplice: comprendere come gli oggetti e gli spazi possano influenzare le relazioni umane, un concetto che lui stesso definisce 'social design'. Le sue opere fondono arte, architettura e arredamento, incoraggiando l'interazione senza distinzioni tra boutique di lusso e strutture pubbliche. Ha curato allestimenti per importanti marchi di moda come Celine e Boyy, ma ha dedicato la stessa attenzione a ospedali e dormitori per senzatetto. La sua firma ha raggiunto persino le stanze del potere, con il restyling di Marienborg, la residenza estiva del Primo Ministro danese. Molti lo ricordano anche per il padiglione galleggiante 'Osloo' alla Biennale di Venezia del 2011, un luogo di incontro per dibattiti, concerti e persino una radio pirata. Il tavolo nel cortile del trullo è proprio uno degli elementi di quell'installazione veneziana. In fondo, anche questo trullo non cerca di stupire, ma piuttosto di favorire la convivialità e il benessere condiviso.

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