La disputa tra la comunità e la fauna selvatica che ha animato per diverse settimane una strada di Pordenone si è conclusa con una vittoria per la natura. Al centro della vicenda, un esemplare di cornacchia grigia che aveva nidificato su un imponente tiglio in via Damiani. Spinta dal suo istinto materno, la cornacchia aveva mostrato comportamenti difensivi, come voli a bassa quota e attacchi ai passanti, causando lievi lesioni a un'anziana residente. Questi episodi, seppur isolati e comprensibili nel contesto della protezione della prole, avevano generato un'escalation che rischiava di sfociare in una soluzione drastica per l'uccello.
In risposta a questi eventi, l'amministrazione comunale, guidata dal sindaco Alessandro Basso, aveva inizialmente tentato approcci di cattura senza successo. Successivamente, si era arrivati a emettere un'ordinanza per l'eliminazione selettiva dell'animale. Tale provvedimento, considerato affrettato e privo di una solida giustificazione da parte delle associazioni per la protezione degli animali, ignorava la natura temporanea di tali comportamenti protettivi, destinati a cessare una volta che i giovani corvi avessero raggiunto l'indipendenza.
Contro questa decisione si erano levate numerose voci di protesta, tra cui quelle della LAV e dell'OIPA. Tuttavia, l'intervento più significativo è stato quello della LNDC Animal Protection, che ha presentato un ricorso d'urgenza al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR), chiedendo la sospensione dell'ordinanza per prevenire la morte della cornacchia e, di conseguenza, dei suoi pulli. Il ricorso mirava a evidenziare la sproporzione e la mancanza di motivazioni valide dietro la scelta dell'abbattimento.
La questione è giunta a una svolta positiva grazie alla pronuncia del Tribunale Amministrativo Regionale del Friuli-Venezia Giulia. I giudici hanno accolto in via definitiva il ricorso presentato dagli avvocati Michele Pezone ed Herbert Simone, invalidando l'ordinanza del Comune di Pordenone. La sentenza ha evidenziato significative lacune nell'istruttoria municipale, in particolare la mancata dimostrazione dell'impossibilità di ricorrere a metodi non letali e l'assenza del parere cruciale dell'ISPRA. Inoltre, è stata sottolineata la mancanza di una valutazione approfondita delle ripercussioni che l'eliminazione dell'adulto avrebbe avuto sui suoi piccoli. Questo verdetto ribadisce che l'eliminazione di un esemplare di fauna selvatica deve essere considerata solo come ultima spiaggia, quando tutte le altre opzioni sono state esaurite.
La presidente della LNDC Animal Protection, Piera Rosati, ha accolto con entusiasmo la sentenza, dichiarando che essa conferma la validità delle obiezioni sollevate contro un provvedimento così estremo e ingiustificato. Ha inoltre ribadito che la salvaguardia della sicurezza pubblica non deve compromettere inutilmente la vita di un animale che agisce secondo i suoi istinti naturali. Questa decisione del TAR rappresenta un passo importante nel riconoscimento dei diritti degli animali e nella promozione di un approccio più etico e ponderato nella gestione dei conflitti tra esseri umani e fauna selvatica.
Il risultato di questa vicenda giudiziaria segna un precedente significativo per la protezione della fauna selvatica in contesti urbani. La decisione del TAR non solo ha salvato la vita della cornacchia e dei suoi piccoli, ma ha anche posto l'accento sulla necessità per le autorità di considerare l'abbattimento come una misura eccezionale, da applicare solo dopo aver esplorato e documentato ogni alternativa meno invasiva. Questo sottolinea l'importanza di un equilibrio tra la sicurezza pubblica e il rispetto per la vita animale, promuovendo soluzioni che tengano conto sia delle esigenze umane che del benessere degli animali.
