Il settore dell'autotrasporto nel Meridione è stato scosso da un'ondata di proteste a causa dell'aumento dei costi del carburante. Questa mobilitazione ha spinto il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti a intervenire con una soluzione finanziaria. In seguito a un incontro con le rappresentanze di categoria e le delegazioni autonome, è stato comunicato un pacchetto di aiuti complessivo superiore a 1 miliardo di euro.
La misura più immediata prevede l'erogazione di 480 milioni di euro. Questa somma include 430 milioni già stanziati e 50 milioni aggiuntivi, destinati a coprire le oltre 32.000 richieste pervenute entro il 30 agosto 2026. L'obiettivo è coprire il 70% dei maggiori costi sostenuti dalle imprese tra marzo e ottobre dello stesso anno. A queste risorse si aggiungono oltre 500 milioni per l'ammodernamento del parco veicolare e circa 104 milioni previsti dal 2023 al 2026 per il programma Sea Modal Shift. Per i mesi di settembre e ottobre 2026, ulteriori sostegni saranno disponibili sotto forma di crediti d'imposta, utilizzabili a partire dal 2027.
Nonostante l'annuncio delle misure, si è verificata una profonda divisione nel movimento di protesta. Il Comitato Trasportatori Siciliani ha deciso di sospendere formalmente lo sciopero, pur mantenendo uno stato di agitazione. Questa decisione è stata presa per ripristinare i flussi logistici sull'isola e in risposta all'impegno del governo per istituire un Tavolo permanente del Meridione, volto a stabilizzare i prezzi dei traghetti nello Stretto di Messina. Tuttavia, a San Gregorio, in provincia di Catania, numerosi manifestanti hanno deciso di proseguire con i blocchi, giudicando insufficiente il posticipo dei crediti d'imposta al 2027. La situazione ha causato carenze di beni nei supermercati e problemi nella raccolta dei rifiuti in diversi comuni ionici.
Nel resto del Sud Italia, la protesta degli autotrasportatori continua senza sosta e si prevede che durerà almeno fino al prossimo vertice ministeriale, fissato per il 27 ottobre. In Campania, lunghi incolonnamenti di mezzi pesanti sono stati segnalati lungo l'autostrada A1, in particolare nella zona di Caserta Sud, e sull'A30 all'altezza di Nola. Altri presidi sono attivi nel Salernitano, lungo l'A2 del Mediterraneo, tra Polla, Atena Lucana e Sala Consilina. I manifestanti ribadiscono la volontà di difendere le piccole imprese.
In Calabria, i tir presidiano la statale 106 a Cassano Ionio e la statale 534 a Firmo, causando una significativa carenza di latte fresco e prodotti ortofrutticoli a Cosenza. In Puglia, le manifestazioni interessano la provinciale 231 a Bitonto e l'area di Cerignola. L'impatto economico si estende anche all'Abruzzo, dove il blocco della piana del Fucino, un'area cruciale che produce il 60% dell'orticoltura nazionale, ha sollevato preoccupazioni. La solidarietà è giunta anche da altri settori, evidenziando come l'aumento del costo dell'energia elettrica a 207 euro al MWh a settembre 2026 abbia innalzato i costi di trasporto fino al 50% del valore del prodotto.
La situazione attuale evidenzia la complessità delle sfide che gli autotrasportatori meridionali affrontano, con rincari che mettono a rischio la sopravvivenza di molte piccole imprese e causano interruzioni significative nella catena di approvvigionamento di beni essenziali in diverse regioni del Sud. La revoca parziale dello sciopero in Sicilia e la continuazione dei blocchi in altre aree riflettono le diverse percezioni sull'adeguatezza delle misure governative e la determinazione a ottenere soluzioni più immediate e incisive per un settore vitale per l'economia nazionale.
