L'Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA) ha espresso una forte condanna contro la recente delibera della Provincia autonoma di Bolzano, risalente al 28 agosto, che autorizza l'uccisione di un esemplare di lupo. Questa determinazione viene etichettata come un'iniziativa politica retrograda e scientificamente infondata, che rischia di compromettere la conservazione della fauna selvatica e di ignorare le esigenze reali degli allevatori di montagna. L'organizzazione ha prontamente attivato il suo dipartimento legale per esaminare la delibera e intraprendere azioni legali per salvaguardare il lupo, specie protetta a livello normativo e fondamentale per l'equilibrio ecologico.
La posizione di ENPA si fonda sulla ferma convinzione che la Provincia di Bolzano non abbia adeguatamente dimostrato l'adozione di misure preventive essenziali prima di ricorrere a un provvedimento così drastico. L'associazione critica l'idea che una verifica quotidiana della situazione possa essere considerata una forma di prevenzione sufficiente, evidenziando come gli animali restino vulnerabili per la maggior parte del giorno e della notte. Viene sottolineato che la vera prevenzione richiede investimenti continui, un'organizzazione strutturata e un'evoluzione delle pratiche di allevamento montano, piuttosto che scorciatoie come l'eliminazione dei predatori.
ENPA manifesta inoltre stupore e indignazione per l'invocazione della Costituzione italiana a giustificazione dell'abbattimento di animali protetti. Secondo l'associazione, tale riferimento rappresenta una distorsione del dettato costituzionale, specialmente dopo la modifica dell'articolo 9 che ha elevato la tutela dell'ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi a principio fondamentale della Repubblica. Utilizzare la Costituzione per legittimare l'uccisione di una specie protetta è, a loro avviso, contraddittorio rispetto allo spirito e alla lettera della legge suprema.
L'organizzazione solleva anche interrogativi sulla mancanza di trasparenza nella decisione provinciale, data la potenziale risonanza pubblica di un tale provvedimento. Viene ricordato l'episodio di un lupo già abbattuto in Alto Adige a luglio, una scelta che si è rivelata inefficace nel risolvere i problemi dichiarati. Questo precedente rafforza la posizione di ENPA, secondo cui l'uccisione non costituisce mai una soluzione valida per gestire i conflitti tra fauna selvatica e attività umane, ma piuttosto un modo per evitare di affrontare le vere sfide legate alla convivenza.
L'approccio più efficace, sostiene ENPA, risiede nell'implementazione di sistemi di prevenzione autentici e integrati, capaci di tutelare sia gli allevatori che i loro animali, oltre alla fauna selvatica stessa. Solo così si può guidare il settore dell'allevamento verso un adattamento necessario alla presenza dei grandi carnivori e ai mutamenti del territorio. La continua preferenza per l'abbattimento rispetto a strategie preventive e costruttive è ritenuta dall'associazione una semplice manovra propagandistica, incapace di garantire una protezione duratura per tutte le parti coinvolte.
L'ENPA riafferma la propria risoluta contrarietà all'ordinanza e ha già incaricato il proprio Ufficio Legale di esplorare ogni possibile azione per contrastarla. La prevenzione reale è vista come l'unica via per proteggere tutti gli attori coinvolti, dagli allevatori ai loro animali fino alla fauna selvatica, ritenendo ogni altra soluzione mera propaganda politica.
