Animali

La Svizzera vieta l'importazione e la vendita di pellicce prodotte con maltrattamenti sugli animali

Oct 08, 2026•4 Min di Lettura

La Svizzera si distingue come nazione leader nella salvaguardia del benessere animale, adottando una legislazione storica che proibisce l'ingresso e la commercializzazione di pellicce derivanti da allevamenti che infliggono sofferenze agli animali. Questa decisione, scaturita da un'ampia discussione parlamentare e culminata con un voto quasi unanime, segna un traguardo importante. Le normative interesseranno inizialmente le importazioni e, in seguito, la vendita al dettaglio, con l'obiettivo di eliminare gradualmente dal mercato i prodotti che non rispettano elevati standard etici. L'implementazione di controlli rigorosi e la collaborazione con organizzazioni animaliste sono pilastri di questa iniziativa, mirata a garantire che solo pellicce prodotte in modo etico possano essere scambiate.

Il parlamento svizzero ha ratificato l'introduzione di un controprogetto indiretto, che vieta esplicitamente l'importazione e la vendita di pellicce ricavate da animali come visoni, volpi, cani procione e cincillà, allevati in condizioni non idonee. Questa mossa legislativa è stata fortemente influenzata dalle recenti scoperte e raccomandazioni dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare. La nuova legge delega all'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV) il compito di verificare l'origine etica dei prodotti, scartando qualsiasi forma di autocertificazione da parte dell'industria. I rivenditori, sia fisici che online, saranno obbligati a fornire prove che attestino l'assenza di maltrattamenti animali durante la produzione delle pellicce.

Un ruolo cruciale in questa riforma è stato svolto da diverse associazioni per i diritti degli animali, tra cui VIER PFOTEN e la Protezione Svizzera degli Animali. Queste organizzazioni hanno a lungo sostenuto la necessità di abbandonare i precedenti sistemi di dichiarazione volontaria, giudicati inefficaci, e di istituire un quadro normativo più stringente per tutelare gli animali. Il loro impegno ha permesso di superare le resistenze e di spingere il legislatore verso un approccio più responsabile e trasparente.

Sebbene l'approvazione della legge sia un passo avanti, la transizione non sarà immediata. Il Consiglio federale ha previsto un periodo di adattamento per i commercianti. L'importazione di pellicce prodotte con metodi non etici sarà permessa fino al luglio 2029, mentre la loro vendita al dettaglio sarà definitivamente vietata a partire dal luglio 2030. Durante questo intervallo, i capi non conformi agli standard dell'Organizzazione Mondiale della Sanità Animale potranno ancora essere trovati nei negozi, alimentando discussioni sulla coerenza e l'efficacia delle misure adottate.

Critiche sono emerse, in particolare dal collettivo Wild beim Wild, riguardo all'esclusione delle pelli ottenute tramite la caccia ricreativa locale, come quella della volpe, dalla nuova legislazione. Questa eccezione solleva interrogativi etici sul fatto che la protezione animale debba applicarsi solo agli allevamenti industriali stranieri e non anche alle pratiche di caccia interne. La questione evidenzia la complessità di bilanciare le tradizioni locali con i principi universali di benessere animale, suggerendo che ci sia ancora strada da fare per un'applicazione omogenea e completa delle tutele.

In sintesi, la Svizzera ha compiuto un progresso significativo nella regolamentazione del commercio di pellicce, stabilendo un divieto chiaro sull'importazione e la vendita di prodotti derivanti da pratiche crudeli. Questo storico cambiamento, pur non essendo immediato e presentando alcune eccezioni, rappresenta un forte impegno verso la protezione animale e si configura come un esempio per altre nazioni. La futura implementazione richiederà vigilanza e, potenzialmente, ulteriori affinamenti per affrontare le sfide ancora aperte e garantire una coerenza etica su tutti i fronti.

Articoli correlati