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Pasta e Cadmio: Uno Studio Rileva Tracce nel 80% dei Prodotti Esaminati

Aug 31, 20266 Min di Lettura

Un recente studio condotto su un'ampia varietà di paste, tra cui spaghetti e penne, ha rivelato una presenza significativa di cadmio nell'80% dei campioni analizzati. Sebbene i livelli riscontrati siano conformi alle normative europee, la persistenza di questo metallo pesante in un alimento così diffuso come la pasta genera interrogativi sui potenziali effetti a lungo termine sulla salute, data la sua tendenza ad accumularsi nell'organismo. L'analisi ha coinvolto diversi marchi italiani di spicco, evidenziando risultati variabili tra le diverse referenze.

L'indagine, pubblicata dalla rivista francese 60 Millions de Consommateurs, ha esaminato 36 confezioni di pasta, sottoponendole a rigorose analisi per identificare metalli pesanti, pesticidi e micotossine, oltre a valutare il profilo nutrizionale e il comportamento in cottura. Il cadmio è emerso come il contaminante più diffuso. Classificato come cancerogeno, mutageno e tossico per la riproduzione, il cadmio può essere assorbito dalle colture attraverso il terreno. L'agenzia francese ANSES ha sottolineato che, per i non fumatori, l'alimentazione rappresenta la fonte principale di esposizione al cadmio, con i cereali, inclusa la pasta, tra i maggiori contributori. La preoccupazione non deriva da un singolo consumo, ma dall'esposizione cronica e dall'accumulo del metallo nel corpo.

Il grano duro, ingrediente fondamentale della pasta, è particolarmente suscettibile all'assorbimento del cadmio dal terreno. Un monitoraggio francese ha indicato un contenuto medio di cadmio nel grano duro di 0,056 mg/kg, inferiore al limite europeo di 0,18 mg/kg, ma comunque superiore a quello del grano tenero (0,034 mg/kg). Tra gli spaghetti esaminati, gli spaghetti integrali Barilla hanno mostrato il livello più elevato di cadmio (0,071 mg/kg). Questa maggiore concentrazione nei prodotti integrali è attribuibile al fatto che il cadmio si accumula principalmente negli strati esterni del chicco, che vengono conservati nella farina integrale. Nonostante i benefici nutrizionali della pasta integrale, questo dato evidenzia come anche alimenti considerati più sani possano contribuire all'esposizione a contaminanti.

I ricercatori hanno calcolato che un bambino di 12 anni e 40 kg, consumando cinque porzioni settimanali da 60 grammi di spaghetti integrali Barilla con il livello di cadmio rilevato, assumerebbe circa 21 microgrammi di cadmio a settimana, superando di oltre un quinto la dose settimanale tollerabile indicata dalle autorità europee. È essenziale ricordare che la pasta è solo una delle molteplici fonti alimentari di cadmio, e l'esposizione complessiva dipende dalla dieta nel suo complesso.

Per quanto riguarda le marche italiane, gli spaghetti De Cecco n. 12 hanno ricevuto un punteggio complessivo elevato (14,2/20) ma un giudizio molto negativo per il cadmio. Gli spaghetti Barilla Protein+ hanno ottenuto un punteggio di 15,2/20 e un giudizio molto positivo per il cadmio, grazie al loro elevato contenuto proteico. Tuttavia, gli spaghetti integrali Barilla, pur offrendo vantaggi nutrizionali, hanno registrato il più alto valore di cadmio tra gli spaghetti analizzati, ricevendo un giudizio molto negativo. Gli spaghetti Barilla senza glutine hanno ottenuto 11,9/20 e un ottimo giudizio per il cadmio. Infine, gli spaghetti Rummo senza glutine n. 3, con un punteggio di 14,2/20, hanno mostrato non solo un giudizio negativo per il cadmio ma anche la presenza di arsenico.

Anche per le penne, la situazione del cadmio è significativa: 16 delle 18 referenze analizzate contenevano il metallo. Le concentrazioni variavano da 0,009 mg/kg nel prodotto Delverde a 0,066 mg/kg nelle penne integrali Barilla, il valore più alto tra tutte le penne testate. Le penne integrali Barilla hanno ricevuto un giudizio "molto insufficiente" per il cadmio, così come le Penne Rigate Protein+ di Barilla. In termini di valutazione complessiva, le Penne Rigate Protein+ di Barilla hanno raggiunto 14,8/20, seguite dalle Penne Rigate n. 41 di De Cecco (14,7/20) e dalle Penne Rigate n. 70 di Garofalo (13,4/20). Le Penne Rigate n. 66 senza glutine di Rummo hanno ottenuto un punteggio inferiore, 11,8/20.

Sul fronte dei pesticidi, i risultati sono stati più rassicuranti: circa due terzi dei campioni di spaghetti e penne non presentavano residui rilevabili, inclusi tutti i prodotti italiani. Tuttavia, in alcuni casi sono state identificate più sostanze contemporaneamente, come il piperonil butossido, la deltametrina e il clopiralid, seppur a livelli inferiori ai limiti massimi consentiti. L'analisi ha anche incluso la ricerca di micotossine, sostanze prodotte da muffe. Sebbene la situazione generale non sia stata allarmante, alcuni prodotti si sono avvicinati ai limiti normativi, come l'ocratossina A nelle penne integrali Barilla, che ha raggiunto 2,1 µg/kg rispetto al limite di 3 µg/kg.

In conclusione, mentre i dati attuali indicano che i livelli di cadmio nella pasta analizzata rientrano nei limiti di legge, la loro ubiquità e la natura cumulativa di questo metallo pesante richiedono attenzione continua. È fondamentale che i consumatori siano informati per fare scelte consapevoli e che le autorità continuino a monitorare e, se necessario, a rivedere le normative per garantire la massima sicurezza alimentare.

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