Animali

Microchip nello stomaco di pecore e capre: allevatori veneti in protesta contro il bolo ruminale

Sep 15, 20267 Min di Lettura
La controversia sul microchip gastrico per ovini e caprini sta scuotendo il settore zootecnico veneto, sollevando preoccupazioni sul benessere animale e l'efficacia delle normative.

La sfida del microchip gastrico: tra benessere animale e obblighi di tracciabilità

Un dispositivo controverso: il microchip nello stomaco degli animali

Una capsula di ceramica, dalle dimensioni di un dito e dal peso di 52 grammi, sta causando grande agitazione tra gli allevatori veneti. Rio Levis, presidente della Confederazione italiana agricoltori di Belluno, ha lanciato un allarme severo contro la normativa regionale che impone l'uso del bolo ruminale per la tracciabilità di pecore e capre, un sistema che, secondo le denunce, starebbe causando la morte fino al 35% degli animali.

Le gravi conseguenze del bolo ruminale sulla salute degli ovicaprini

Il sistema di tracciabilità prevede l'inserimento forzato di un microchip cilindrico, tramite via orale, che dovrebbe stabilirsi permanentemente nel reticolo, il quarto stomaco dei ruminanti. A differenza della tradizionale marca auricolare, sia essa semplice o elettronica, che molti allevatori preferirebbero, la capsula rigida sta generando una serie di drammatiche conseguenze biologiche. I pastori della Valbelluna raccontano storie di animali che soffocano immediatamente durante l'inserimento del dispositivo da parte dei veterinari autorizzati, di capi che rigurgitano il microchip dopo pochi giorni, e di agnelle che manifestano un rallentamento della crescita a causa delle alterazioni funzionali del rumine. L'allevamento da latte, che costituisce la spina dorsale dell'economia agricola bellunese, si trova in una situazione critica, alle prese con costi crescenti, difficoltà legate alla transumanza e l'eliminazione delle precedenti deroghe regionali che permettevano l'uso di microchip sottocutanei o auricolari.

Indagini e divisioni regionali sul microchip per la tracciabilità animale

Mentre la Confederazione Italiana Agricoltori del Veneto, guidata dal direttore Maurizio Antonini, insiste per il ripristino delle deroghe, e la Federazione degli allevatori del Trentino, con il presidente Giacomo Broch, difende l'efficacia del sistema equiparandolo ai microchip per animali domestici, il panorama politico nazionale si mobilita. Il senatore Luca De Carlo, presidente della commissione competente, ha prontamente coinvolto il Ministero della Salute per investigare l'ampiezza del problema, sottolineando come la Regione Veneto abbia adottato questa strategia di tracciabilità per combattere le illegalità nella filiera. Allo stesso tempo, la consigliera regionale Silvia Calligaro ha avviato controlli dettagliati per accertare se l'elevata mortalità segnalata dagli allevatori sia un problema diffuso o circoscritto. I servizi veterinari, tuttavia, continuano a negare l'esistenza di criticità ufficiali. Per centinaia di pastori, costretti a confrontarsi con le nuove direttive, il futuro dell'allevamento alpino appare sempre più incerto, schiacciato tra imposizioni burocratiche e la strenua difesa del benessere degli animali.

Articoli correlati