L'olio extravergine d'oliva, elemento fondamentale della dieta mediterranea e ingrediente quotidiano per molti, è stato oggetto di una recente indagine che ne ha messo in luce potenziali criticità. Nonostante la sua reputazione di purezza, è stato riscontrato che anche un prodotto così ampiamente utilizzato può contenere contaminanti estranei al suo processo naturale di estrazione dalle olive.
La ricerca, condotta da Il Salvagente, ha esaminato sedici varietà di olio commercializzate in Italia. L'obiettivo era individuare tracce di idrocarburi degli oli minerali, sostanze che possono infiltrarsi negli alimenti attraverso diverse vie, quali i processi industriali o il contatto con i materiali di confezionamento. L'analisi ha distinto tra due categorie di idrocarburi: i MOSH (idrocarburi saturi degli oli minerali) e i MOAH (idrocarburi aromatici degli oli minerali), ciascuno con specifiche implicazioni per la salute umana. I MOSH, sebbene accumulabili in tessuti e organi, non sono considerati preoccupanti per la salute dall'EFSA nelle attuali esposizioni, ma si raccomanda di ridurne la presenza. Al contrario, i MOAH sono motivo di maggiore allerta, dato che alcuni di essi possono essere genotossici e cancerogeni. La normativa europea è in fase di adeguamento, con un limite proposto di 4 mg/kg per gli oli d'oliva che si prevede scenderà a 2 mg/kg entro il 2028. Nel test, cinque oli su sedici hanno superato la soglia di 2 mg/kg per i MOAH, registrando valori tra 2,1 e 3,7 mg/kg. Tra i marchi con le concentrazioni più elevate di MOAH figurano Sagra (3,7 mg/kg), Sasso (2,6 mg/kg) e Bertolli Originale (2,5 mg/kg), seguiti da Pietro Coricelli Qualità Tracciata (2,3 mg/kg) e Costa d'Oro L'Extra (2,1 mg/kg). È importante notare che, al momento del test, nessuno di questi prodotti era legalmente fuori norma, poiché i limiti attuali sono ancora in fase di definizione.
La contaminazione da idrocarburi minerali non è ineludibile, ma deriva da problematiche tecniche risolvibili. La Commissione Europea ha più volte sottolineato la necessità di identificare le fonti di contaminazione e implementare misure preventive efficaci. Queste includono il controllo dei lubrificanti nei macchinari, la verifica dei materiali a contatto con gli alimenti e la riduzione delle possibilità di trasferimento durante le fasi di produzione, trasporto e confezionamento. L'obiettivo primario è una riduzione significativa di questi contaminanti, soprattutto in prodotti come l'olio d'oliva che sono consumati con frequenza e contribuiscono all'esposizione complessiva. L'indagine svolta da Il Salvagente serve da stimolo non solo per una riflessione sui singoli prodotti, ma anche per promuovere controlli più rigorosi e una maggiore chiarezza normativa, supportata da analisi affidabili e un impegno costante per la salute pubblica.
In un mondo in continua evoluzione, dove la ricerca e la tecnologia avanzano rapidamente, è fondamentale che l'industria alimentare si impegni costantemente per garantire la massima sicurezza e qualità dei prodotti che arrivano sulle nostre tavole. La trasparenza e la responsabilità diventano pilastri indispensabili per costruire fiducia e proteggere la salute dei consumatori. Solo attraverso un impegno collettivo, che coinvolge produttori, autorità di controllo e consumatori consapevoli, sarà possibile elevare gli standard e assicurare che gli alimenti, simbolo della nostra cultura e benessere, siano sempre all'altezza delle aspettative e privi di rischi nascosti.
