Animali

Proposta di legge al Senato per il divieto di allevamenti in gabbia in Italia

Sep 23, 20268 Min di Lettura

Questa analisi esplora l'importanza di una proposta legislativa popolare, sostenuta da oltre sessantamila firme, presentata al Senato italiano. L'obiettivo primario di questa iniziativa è porre fine all'uso delle gabbie negli allevamenti di animali destinati al consumo alimentare in tutta la nazione. Le organizzazioni a tutela degli animali promotrici sottolineano la necessità di salvaguardare il benessere degli animali e invitano il Parlamento a intervenire tempestivamente, riflettendo la crescente consapevolezza pubblica riguardo alle condizioni etiche degli allevamenti.

La vita di innumerevoli animali allevati è spesso confinata in spazi ristretti, impedendo loro di manifestare comportamenti naturali essenziali come il movimento, l'esplorazione e la socializzazione. Questa situazione può causare stress cronico e problemi fisici, come evidenziato anche dalle valutazioni scientifiche dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA). La proposta di legge di iniziativa popolare, che ha raccolto 62.498 firme, mira a un cambiamento radicale, chiedendo all'Italia di vietare l'uso delle gabbie negli allevamenti. Le firme, certificate dal Ministero della Giustizia, sono state consegnate ufficialmente al Senato, superando il quorum richiesto dalla normativa italiana per sottoporre una proposta popolare all'attenzione del Parlamento. La raccolta, iniziata a marzo e conclusa il 14 settembre, ha dimostrato un forte sostegno da parte dei cittadini.

L'iniziativa è stata promossa dall'associazione Essere Animali, attraverso la campagna “Gabbie Vuote”, con il supporto di diverse altre realtà animaliste, tra cui Animal Equality, Animal Law Italia, Animalisti Italiani, CIWF Italia, Enpa, Humane World for Animals Italia, LAV, LNDC Animal Protection, OIPA e The Good Lobby. Ora, la proposta dovrà essere assegnata alla Commissione parlamentare competente per avviare l'iter legislativo. In Italia, si stima che ogni anno oltre 40 milioni di animali siano allevati in gabbie, inclusi circa 17 milioni di galline ovaiole, 13 milioni di conigli, quasi 600 mila scrofe, 1,5 milioni di vitelli e 8 milioni di quaglie. La limitazione degli spazi impedisce agli animali di esprimere i propri comportamenti naturali, portando a condizioni di stress e malessere fisico. L'EFSA ha già evidenziato le problematiche legate a queste pratiche.

Questa battaglia per l'eliminazione delle gabbie non è solo un affare italiano. Tra il 2018 e il 2020, 1,4 milioni di cittadini europei hanno sostenuto l'Iniziativa dei cittadini europei “End the Cage Age”, richiedendo alla Commissione europea di introdurre un divieto sull'allevamento in gabbia. Sebbene la Commissione avesse annunciato l'intenzione di presentare una proposta legislativa entro il 2023, il processo non è ancora giunto a una normativa europea definitiva. Simone Montuschi, presidente di Essere Animali, sostiene che l'Italia debba procedere con il divieto senza ulteriori attese, seguendo l'esempio di decisioni nazionali precedenti in materia di benessere animale, come il divieto degli allevamenti per la produzione di pellicce.

Diversi Paesi europei hanno già adottato o pianificato restrizioni sull'uso delle gabbie. La Svezia, ad esempio, ha già proibito le gabbie per le scrofe, mentre Danimarca, Austria, Finlandia, Germania e Paesi Bassi hanno stabilito percorsi di transizione con scadenze entro il 2035 e il 2040. Per quanto riguarda le galline ovaiole, le gabbie convenzionali sono vietate a livello europeo dal 2012, ma Paesi come Austria e Lussemburgo hanno esteso il divieto anche alle gabbie arricchite, e Germania e Repubblica Ceca prevedono ulteriori restrizioni nei prossimi anni. La consegna delle firme in Italia rappresenta un passo significativo, ma non ancora una garanzia di cambiamento normativo. La proposta dovrà ora superare l'iter parlamentare, dove verranno valutati i contenuti, i tempi e le modalità di un'eventuale transizione. Il dibattito si concentrerà su come trasformare i sistemi di allevamento per garantire migliori condizioni agli animali, mantenendo la sostenibilità economica per gli allevatori. Le associazioni promotrici sono convinte che il messaggio dei cittadini sia chiaro: l'abolizione degli allevamenti in gabbia è una richiesta che non può più essere ignorata.

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