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Regno Unito: Congedo Parentale per Perdite Gestazionali dal 2027

Oct 29, 2026•3 Min di Lettura

A partire dall'aprile 2027, Inghilterra, Scozia e Galles implementeranno una normativa pionieristica che riconosce il dolore legato alle perdite gestazionali. Questa riforma storica, che scaturisce dall'Employment Rights Act 2025, garantirà ai lavoratori che affrontano la perdita di una gravidanza prima della 24ª settimana il diritto a un congedo lavorativo della durata massima di due settimane. Si tratta di un'iniziativa fondamentale che supera le precedenti barriere burocratiche e il freddo computo dei mesi di gestazione, offrendo un riconoscimento tangibile a un'esperienza emotivamente devastante.

Questa nuova disposizione legislativa, annunciata dal primo ministro Andy Burnham, rappresenta un passo significativo per il benessere sociale, estendendo la protezione a entrambi i genitori e includendo casistiche come gli aborti spontanei, le interruzioni volontarie di gravidanza e persino i fallimenti di impianto embrionale nell'ambito della procreazione medicalmente assistita. Il congedo sarà accessibile sin dal primo giorno di impiego e potrà essere utilizzato in modo flessibile, anche frazionato in singole giornate, entro 56 settimane dall'evento. Per le prime otto settimane, sarà sufficiente un preavviso orale, senza la necessità di presentare certificazioni mediche al datore di lavoro, tutelando così la privacy delle coppie. Sebbene il congedo non sia obbligatoriamente retribuito dallo Stato, la legge vieta espressamente sanzioni disciplinari o licenziamenti. Questa misura risponde a una necessità sentita, considerando che le statistiche britanniche indicano che una gravidanza su otto si conclude con un aborto spontaneo e che una donna su cinque vivrà questa drammatica esperienza nel corso della vita, evidenziando l'ampia portata di questo fenomeno.

Il confronto con il contesto normativo italiano rivela risposte divergenti. La legislazione italiana, regolata dal decreto legislativo 151 del 2001, fissa un confine preciso al 180° giorno di gestazione. Qualsiasi perdita precedente a questa soglia è trattata come una comune malattia, richiedendo un certificato medico per giustificare l'assenza della lavoratrice, mentre per il padre non è prevista alcuna forma di congedo specifico. Solo dopo il sesto mese di gravidanza o dopo il 180° giorno scatta la protezione della maternità obbligatoria, della durata di cinque mesi. In passato, un disegno di legge proposto dalla senatrice Laura Garavini, che prevedeva cinque giorni di congedo retribuito per lutto gestazionale, non ha purtroppo ottenuto l'approvazione parlamentare, lasciando un vuoto normativo significativo rispetto alle esigenze attuali.

La decisione del Regno Unito sottolinea l'importanza di una società che sa prendersi cura dei propri membri nei momenti di maggiore vulnerabilità. La perdita di un embrione o un'interruzione di gravidanza nelle prime fasi non sono semplici inconvenienti biologici da liquidare con un giorno di malattia, ma rappresentano profondi traumi emotivi che colpiscono entrambi i partner. Riconoscere il diritto al riposo, alla salute psicofisica e al supporto reciproco, senza la dolorosa necessità di giustificare il proprio dolore, significa restituire dignità al lutto gestazionale. L'auspicio è che questo modello possa diffondersi rapidamente a livello europeo e mondiale, spingendo anche l'Italia a colmare le proprie lacune legislative e a dare voce e protezione a un dolore che per troppo tempo è rimasto nascosto.

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