Il Diritto alla Natura: Svelare le Barriere alla Tutela del Territorio
Le Associazioni uniscono le forze: Una lettera al Presidente Giani
Le organizzazioni ENPA, GRIG, LAC, LAV, Lipu Birdlife Italia, LNDC Animal Protection e WWF Italia hanno recentemente indirizzato una comunicazione ufficiale al Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani. La loro richiesta è chiara e urgente: intervenire per modificare l'attuale normativa regionale che pone restrizioni significative alla possibilità per i proprietari di terreni di richiedere l'esclusione delle proprie aree dalla pratica della caccia.
La controversa soglia dei 200 ettari: Un ostacolo per molti
Al centro della polemica vi è il requisito, attualmente imposto, di possedere almeno 200 ettari di terreno accorpati per poter avanzare la richiesta di esclusione dalla caccia. Secondo le associazioni firmatarie, questa condizione rende di fatto inaccessibile il diritto, sancito dall'articolo 15, comma 3, della Legge 157/1992, alla stragrande maggioranza dei cittadini toscani, trasformandolo in un privilegio per pochi.
Incompatibilità con la Giurisprudenza: La voce della legge
La lettera evidenzia come l'attuale regolamentazione regionale sia sempre più in contrasto con le recenti interpretazioni della giurisprudenza amministrativa. Quest'ultima ha infatti ribadito che le Regioni non possono trasformare un diritto riconosciuto dalla legislazione nazionale in un'opportunità sostanzialmente negata attraverso l'introduzione di criteri eccessivamente restrittivi o di categorie esclusive di beneficiari.
Un Regolamento facilmente modificabile: La palla alla Giunta
Le associazioni sottolineano un aspetto cruciale: il limite dei 200 ettari non è una disposizione legislativa regionale, ma un regolamento approvato tramite decreto del Presidente della Giunta regionale il 3 novembre 2022. Ciò significa che la sua abrogazione non necessita di un intervento legislativo o di un passaggio in Consiglio regionale, ma può essere decisa direttamente dalla Giunta attraverso una semplice modifica regolamentare.
Una Scelta Politica Delineata: L'onere della decisione
Le organizzazioni sono esplicite nell'affermare che se la Regione non interverrà, l'immobilità verrà interpretata come una precisa scelta politica volta al mantenimento di tale barriera. Ciò implicherebbe che la decisione non sarebbe dettata da obblighi normativi o necessità tecniche, ma da una volontà politica ben definita.
Accessibilità delle procedure: Non solo un diritto, ma una facilitazione
Viene anche posta l'attenzione sulla modalità di presentazione delle domande, attualmente prevista esclusivamente tramite una piattaforma online. Le associazioni temono che una configurazione restrittiva del sistema possa impedire ai cittadini, che non soddisfano i requisiti attuali, di presentare la propria istanza. Per questo motivo, chiedono di garantire la massima accessibilità, includendo anche strumenti tradizionali come la PEC e altre modalità previste dalla normativa sul procedimento amministrativo.
La questione della tutela faunistica: Un arbitrario limite
Nella missiva viene contestato il presupposto secondo cui solo fondi superiori a 200 ettari sarebbero idonei a garantire un'effettiva protezione della fauna selvatica. A comprova dell'arbitrarietà di tale soglia, le associazioni ricordano che numerose riserve naturali regionali in Toscana hanno estensioni ben inferiori ai 200 ettari, dimostrando che la dimensione non è l'unico o il principale fattore determinante per la tutela ambientale.
L'urgenza dell'intervento e il supporto ai cittadini
ENPA, GRIG, LAC, LAV, Lipu Birdlife Italia, LNDC Animal Protection e WWF Italia esortano il Presidente Giani ad avviare senza indugio il processo di modifica del Regolamento 36/R/2022, eliminando sia il requisito dei 200 ettari che qualsiasi altra restrizione irragionevole all'esercizio del diritto riconosciuto dalla legge nazionale. Annunciano, inoltre, che nelle prossime settimane forniranno informazioni ai cittadini sulle procedure per presentare le domande di esclusione dei fondi dalla caccia, offrendo supporto agli interessati e monitorando attentamente l'operato dell'amministrazione regionale, riservandosi la possibilità di intraprendere iniziative legali per difendere i diritti riconosciuti dalla normativa vigente.
