L'Italia è attualmente in una fase critica a causa della diffusione della peste suina africana. La malattia, progredendo lungo l'Appennino settentrionale, rappresenta una seria minaccia per l'industria zootecnica nazionale. L'allerta è stata attivata in Toscana, dove sono stati accertati due nuovi focolai in allevamenti commerciali, spingendo le autorità a considerare misure estreme per la salvaguardia della biodiversità suina.
Il primo focolaio è stato identificato a Comano, nella provincia di Massa-Carrara, segnando il primo caso di infezione in suini domestici nella regione. Successivamente, la patologia è apparsa a San Marcello Piteglio, nell'area montana di Pistoia, dove la positività al virus è stata riscontrata in tre carcasse di cinghiale e due suini d'allevamento, portando all'abbattimento immediato di circa cento capi per contenere il contagio. La propagazione del virus si estende anche a Lizzano in Belvedere (Bologna) e Fanano (Modena), evidenziando una pressione infettiva persistente dalla fauna selvatica. L'intera zona appenninica, da Cuneo a Modena, è ora considerata endemica. Dall'inizio della crisi sanitaria in Italia, sono stati registrati oltre cinquanta focolai negli allevamenti, con più di 120.000 animali abbattuti, di cui tre nei primi sei mesi del 2026 nelle province di Alessandria, Massa-Carrara e Pistoia.
La Cinta Senese, una razza suina autoctona allevata principalmente allo stato brado o semibrado nei boschi toscani, è tra le specie più colpite. Sebbene questa pratica sia fondamentale per preservare le caratteristiche organolettiche della carne, espone gli animali al rischio di contatto con la fauna selvatica infetta. La perdita di centinaia di esemplari a causa degli abbattimenti sanitari ha ridotto la popolazione a circa 3.000 capi, mettendo a rischio di estinzione la razza. Nicolò Savigni, presidente del Consorzio di Tutela della Cinta Senese Dop, ha sollecitato la Regione Toscana, il Ministero della Salute, il Ministero dell'Agricoltura e il Commissario straordinario alla Peste Suina Africana a riconoscere gli allevamenti come risorse strategiche. Questo settore comprende 79 allevatori, 6 macelli e 18 aziende di trasformazione, generando un valore economico di circa 5,5 milioni di euro.
Per prevenire la scomparsa definitiva di questa preziosa razza, la Regione Toscana sta valutando un'iniziativa straordinaria denominata "Arca di Noè". Il progetto prevede la selezione e il trasferimento di nove esemplari di Cinta Senese sull'isola di Pianosa, dove saranno isolati geograficamente per proteggere il loro DNA e assicurare la continuità genetica della specie, lontana dai contagi del continente. Sebbene la patologia non rappresenti un pericolo per la salute umana né attraverso il contatto né tramite il consumo di carne, le ripercussioni economiche, dovute al blocco della movimentazione degli animali e alle restrizioni sulle esportazioni, potrebbero compromettere in maniera irreversibile un'eccellenza del patrimonio agroalimentare italiano.
L'espansione della malattia in Toscana, con l'identificazione di nuovi focolai, evidenzia la necessità di azioni immediate e coordinate. La proposta dell'"Arca di Noè" per la Cinta Senese dimostra l'impegno a salvaguardare questa razza distintiva e il suo significativo contributo all'economia agricola locale, sottolineando l'importanza di misure preventive per proteggere il prezioso patrimonio genetico e il settore agroalimentare dalla minaccia della peste suina africana.
