Ambiente

CONAI e TEHA Group Rivoluzionano il Dibattito sull'Economia Circolare a Ecomondo '26

Nov 04, 2026•8 Min di Lettura

Il riciclo e l'economia circolare rappresentano non solo una strategia ecologica, ma anche una leva economica potente per l'industria europea. La capacità di trasformare i rifiuti in nuove risorse è cruciale per ridurre la dipendenza da approvvigionamenti esterni e per rafforzare la resilienza produttiva del continente. Un recente studio condotto da TEHA Group in collaborazione con CONAI, presentato con grande risonanza a Ecomondo '26, ha messo in luce l'urgenza e il potenziale inespresso di questo settore. La ricerca enfatizza la necessità di un mercato più coeso e funzionale per le materie prime seconde, che possa efficacemente connettere la disponibilità di materiali rigenerati con le esigenze delle catene di produzione, sbloccando così un valore industriale e sociale significativo.

L'Impulso dell'Economia Circolare: Dati e Prospettive

L'evento di Ecomondo '26 ha ospitato la presentazione dello studio fondamentale 'Una nuova politica industriale europea per l'economia circolare', frutto della collaborazione tra TEHA Group e CONAI. Il rapporto, già anticipato a Cernobbio, è stato ufficialmente diffuso il 3 novembre, offrendo un'analisi dettagliata sull'apporto economico del riciclo e delineando le priorità strategiche per potenziare la competitività europea in questo ambito. La ricerca ha svelato cifre impressionanti: il settore europeo del riciclo genera un impatto economico annuo di 555 miliardi di euro, contribuendo con 222 miliardi di valore aggiunto e sostenendo oltre 3 milioni di posti di lavoro. Inoltre, l'impiego delle materie prime seconde nei settori manifatturieri chiave potrebbe generare ulteriori 325 miliardi di euro in termini di fatturato. Specificamente, per ogni euro investito nel recupero e riutilizzo degli imballaggi a livello continentale, si stima un ritorno di 1,66 euro in vantaggi economici, ambientali e sociali.

Nonostante l'Italia mostri una performance superiore alla media europea, con un tasso di utilizzo circolare dei materiali del 21% contro il 12,2% dell'Unione Europea nel 2024, il cammino verso l'obiettivo del 24% fissato per il 2030 dalla Commissione Europea è ancora lungo e ambizioso. La nazione dovrebbe quasi raddoppiare l'attuale tasso nei prossimi sei anni, superando le sfide legate al disallineamento tra domanda e offerta di materie prime seconde e la concorrenza con materiali vergini o riciclati provenienti da Paesi esterni all'UE. Lo studio ha evidenziato una contraddizione notevole: l'Europa importa materiali riciclati e, contemporaneamente, esporta rifiuti, un fenomeno particolarmente accentuato nel settore delle plastiche.

Per superare queste difficoltà, il rapporto ha proposto un modello incentrato su cinque pilastri per un mercato europeo delle materie prime seconde più integrato. Questi includono la riconfigurazione del mercato per favorire i materiali riciclati europei, una governance e un quadro normativo coerenti, la definizione di standard di qualità e fiducia, investimenti su scala industriale e l'autonomia strategica. A completare questi pilastri, fattori abilitanti come l'energia, i dati, l'innovazione, le competenze e l'accettazione sociale sono stati identificati come essenziali per una transizione circolare di successo.

L'evento 'Circular Economy Act: sfide, opportunità e implicazioni per il packaging europeo', tenutosi il 3 novembre, ha visto la partecipazione di figure istituzionali come Eric Mamer della Commissione Europea e Pierfrancesco Maran del Parlamento Europeo, insieme a rappresentanti dell'industria e di sistemi di responsabilità estesa del produttore. Simona Fontana di CONAI e Ignazio Capuano, presidente di CONAI, hanno ribadito l'importanza strategica delle materie prime seconde per rafforzare le catene produttive, assicurare gli approvvigionamenti e valorizzare le risorse interne, contribuendo significativamente alla riduzione delle emissioni. La discussione ha sottolineato l'imperativo di un'alleanza tra legislatori, imprese, autorità locali e cittadini per una transizione ecologica che sia anche una transizione industriale, con regole chiare e investimenti mirati a sostenere la crescita industriale.

Questo studio non è solo un rapporto, ma un vero e proprio manifesto per il futuro industriale europeo. L'accento posto sull'integrazione del mercato delle materie prime seconde e sulla necessità di una politica industriale armonizzata evidenzia che l'economia circolare non è più un'opzione, ma una strategia indispensabile per la prosperità e la sostenibilità del continente. È un invito a un'azione concertata, che coinvolga tutti gli attori della società, per trasformare le sfide ambientali in opportunità economiche e sociali tangibili.

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