Il panorama italiano in materia di sostenibilità ambientale presenta un quadro contrastante: se da un lato l'economia circolare si conferma un punto di forza, dall'altro la transizione energetica procede a rilento. Questa dicotomia emerge chiaramente dal “Rapporto 2026: Transizione energetica, decarbonizzazione, economia circolare: Europa avanti piano, Italia indietro tutta”, curato da Duccio Bianchi dell'Istituto Ambiente Italia. Il documento, presentato a Ecomondo durante l'incontro “L'economia circolare, una risposta al caro energia”, analizza le performance ambientali dei paesi europei attraverso 23 indicatori, rivelando un notevole divario tra i successi italiani nella gestione delle risorse e dei rifiuti e le lacune sul fronte energetico e climatico. Tale ritardo non solo compromette il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione, ma espone anche il paese a una maggiore vulnerabilità alle fluttuazioni dei prezzi dei combustibili fossili, con ripercussioni significative su famiglie e imprese. La presentazione del rapporto, svoltasi presso lo stand Agorà CONAI, ha visto la partecipazione di esperti e rappresentanti di consorzi, sottolineando l'urgenza di integrare maggiormente l'economia circolare con strategie di decarbonizzazione per un futuro più sostenibile ed economicamente stabile.
L'Italia al Quarto Posto in Europa, ma con un Freno sulla Transizione Energetica
Il rapporto evidenzia come l'Italia si classifichi al quarto posto tra i paesi dell'Unione Europea per le sue prestazioni ambientali complessive, posizionandosi dietro a Danimarca, Paesi Bassi e Austria. Questo risultato segna un arretramento rispetto alle edizioni precedenti, in cui il paese occupava una delle prime tre posizioni. Tale posizionamento è il risultato di due tendenze distinte: l'Italia mantiene una posizione di rilievo negli indicatori legati all'economia circolare e alla gestione dei rifiuti, grazie soprattutto all'eccellenza nel riciclo e nell'uso efficiente delle risorse. Tuttavia, le prestazioni sono decisamente più deboli sul fronte energetico e climatico, dove il paese si colloca al di sotto della media europea e mostra un peggioramento rispetto all'anno precedente. Un dato particolarmente significativo riguarda il consumo di energia da fonti non rinnovabili, principalmente combustibili fossili, che in Italia è diminuito solo del 4% tra il 2019 e il 2024, a fronte di una riduzione media del 13% nell'UE. Questa maggiore dipendenza da gas e fonti fossili espone famiglie e imprese agli shock dei prezzi dell'energia, minacciando la sovranità e l'indipendenza del paese, come sottolineato da Roberto Della Seta, direttore scientifico di Circonomia.
Nel contesto europeo, gli indicatori ambientali mostrano un miglioramento generalizzato, seppur con un ritmo più lento. Si registra una diminuzione dei consumi energetici pro capite e da fonti non rinnovabili, e una crescita della quota delle rinnovabili sia nei consumi complessivi che nella produzione di elettricità, con l'unica eccezione dell'aumento delle emissioni medie di CO₂ delle nuove auto immatricolate. L'Italia, tuttavia, procede a una velocità inferiore. Dal 2022, la crescita delle prestazioni nazionali è stata sistematicamente inferiore a quella della media europea e dei paesi leader nella transizione. Anche nell'ultimo decennio, i miglioramenti registrati dal nostro paese sono tra i più contenuti in Europa. Tra il 2019 e il 2024, i consumi energetici pro capite sono diminuiti del 9% in Italia, contro il 12% della media UE. Ancora più marcato è il divario nella crescita delle energie rinnovabili: la loro quota sui consumi finali è aumentata del 7% in Italia, mentre nell'Unione Europea la crescita è stata del 27%. Nello stesso periodo, Germania, Francia e Spagna hanno registrato incrementi rispettivamente del 30%, 35% e 42%. Anche nel settore fotovoltaico, il confronto è sfavorevole: tra il 2019 e il 2025, la capacità installata in Italia è aumentata del 111%, mentre nell'UE la crescita ha raggiunto il 173%. Germania (140%) e Spagna (372%) hanno superato il nostro paese in questo ambito.
È nel campo dell'economia circolare che l'Italia continua a registrare i risultati migliori. Il paese raggiunge un tasso di circolarità e recupero dei rifiuti del 93%, nettamente superiore alla media europea del 61%. Anche il riciclo dei rifiuti urbani supera il dato dell'Unione: 52,3% contro il 48,1%. Questi successi rappresentano una risorsa fondamentale da valorizzare anche nelle politiche energetiche. Il riciclo, infatti, contribuisce a ridurre il consumo di materie prime e il fabbisogno energetico associato alla loro estrazione e trasformazione. Rafforzare l'economia circolare e integrarla con le strategie di decarbonizzazione può, quindi, contribuire significativamente a ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e l'esposizione alle oscillazioni dei prezzi dell'energia. Il Rapporto Circonomia 2026 sottolinea che l'Italia possiede una solida base nella gestione circolare delle risorse, ma per trasformare questo vantaggio anche sul piano economico e ambientale, è imperativo recuperare terreno nella transizione energetica.
Questo rapporto ci fornisce una chiara indicazione: l'Italia si trova a un bivio. Da un lato, abbiamo dimostrato un'eccellente capacità nella gestione circolare delle risorse, un modello che potrebbe essere ulteriormente sviluppato. Dall'altro, la lentezza nella transizione energetica ci rende vulnerabili e ci allontana dagli obiettivi di sostenibilità. È fondamentale che le politiche future si concentrino sull'integrazione di queste due aree, trasformando i nostri successi nell'economia circolare in un catalizzatore per accelerare la decarbonizzazione. Solo così potremo garantire un futuro più stabile e sostenibile per il nostro paese, sia dal punto di vista ambientale che economico. È un monito per i decisori politici e per la società tutta a intraprendere azioni più decise e coordinate.
