Salute e Nutrizione

Gamberetti d'allevamento: Pratiche controverse e la ricerca di alternative etiche

Oct 05, 2026•10 Min di Lettura

Il mondo dell'acquacoltura è al centro di un dibattito etico crescente, in particolare per quanto riguarda l'allevamento dei gamberetti. La pressione per soddisfare la domanda globale ha portato all'adozione di pratiche che, sebbene efficaci per aumentare la produzione, sollevano interrogativi sul benessere animale e sulla sostenibilità. La discussione si concentra principalmente sull'ablazione del peduncolo oculare delle femmine di gambero, una procedura che, pur stimolando la produzione di uova, ha conseguenze negative sulla salute e la sopravvivenza degli animali. Di fronte a queste sfide, il settore e i consumatori sono chiamati a riconsiderare l'approccio all'allevamento dei gamberetti, esplorando metodi alternativi e più etici per garantire sia la produttività che il rispetto per gli esseri viventi.

Dettagli sulla controversa pratica e le prospettive future

In un contesto globale dove i gamberetti sono tra i prodotti ittici più consumati, con miliardi di esemplari allevati annualmente, la ricerca di metodi che bilancino efficienza e etica diventa cruciale. In data 5 ottobre 2026, è emerso che l'ablazione del peduncolo oculare nelle femmine di gambero, eseguita tramite compressione, cauterizzazione o rimozione chirurgica, è una pratica ampiamente diffusa negli allevamenti. Questa procedura mira a ridurre i livelli dell'ormone inibitorio delle gonadi (GIH), facilitando così una maturazione ovarica più rapida e un aumento della deposizione di uova.

Tuttavia, gli effetti collaterali di tale pratica sono considerevoli: si registra un aumento del tasso di mortalità, una diminuzione generale dello stato di salute delle femmine, alterazioni nella qualità delle uova e una maggiore vulnerabilità alle malattie per la prole. Inoltre, l'ablazione influisce sull'ormone che inibisce la muta (MIH), accelerando il processo di muta e causando ulteriore stress agli animali.

Anche in Italia, si stima che i gamberetti d'allevamento provengano da filiere che applicano questa tecnica, soprattutto dai Paesi asiatici, sebbene manchino dati ufficiali. Valentina Tepedino, veterinaria ed esperta di prodotti ittici di Eurofishmarket, ha evidenziato come l'ablazione sia ancora una consuetudine nelle schiuditoie di molte nazioni esportatrici. È importante notare che questa pratica non riguarda i gamberi pescati, come il gambero argentino o quello mediterraneo.

Sul fronte delle alternative, nell'agosto del 2025, la Global Seafood Alliance, organizzazione impegnata nella promozione di pratiche responsabili, ha annunciato l'intenzione di proibire l'ablazione oculare o l'acquisto di post-larve da incubatoi che la praticano entro il 2030, per tutti gli impianti di produzione di gamberetti certificati Best Aquaculture Practices. Circa 1.900 allevamenti e 150 incubatoi certificati, responsabili di 800.000 tonnellate di gamberetti all'anno, saranno interessati da questa direttiva.

Simão Zacaria, ricercatore dell'Università di Stirling, ha presentato al Responsible Seafood Summit del 2024 un'interessante alternativa: una dieta adeguata. La sua ricerca suggerisce che una nutrizione bilanciata, ricca di acidi grassi essenziali come EPA e DHA, può indurre una maturazione ovarica e una deposizione di uova efficaci nelle femmine non sottoposte ad ablazione. Inoltre, ha sottolineato l'importanza di una corretta alimentazione per i maschi, che contribuisce alla nascita di gamberetti più robusti e resistenti allo stress e alle malattie. I gamberetti allevati senza ablazione oculare mostrano infatti una maggiore resilienza.

Per i consumatori desiderosi di evitare prodotti derivanti da queste pratiche, la soluzione più immediata è optare per il biologico. Il regolamento europeo 2018/848 sulla produzione biologica vieta esplicitamente l'ablazione del peduncolo oculare e pratiche simili. Anche standard privati come GLOBAL G.A.P. e Naturland escludono tale procedura. Grandi catene di distribuzione come Lidl, Carrefour e Aldi Süd si stanno muovendo in questa direzione, impegnandosi a eliminare entro pochi anni i gamberetti d'allevamento provenienti da filiere che utilizzano l'ablazione.

La sfida principale, come sottolineato dalla dottoressa Tepedino, è l'assenza di un'indicazione obbligatoria in etichetta riguardo all'ablazione. Questo rende difficile per il consumatore medio prendere decisioni informate, relegando la scelta etica a certificazioni specifiche o alle garanzie volontarie dei distributori, una realtà sconosciuta alla maggior parte del pubblico.

Questa situazione evidenzia l'urgenza di una maggiore trasparenza nel settore ittico e la necessità di educare i consumatori sulle implicazioni delle loro scelte d'acquisto. Solo attraverso un impegno collettivo, che coinvolga produttori, distributori e consumatori, sarà possibile promuovere un allevamento di gamberetti che sia etico, sostenibile e rispettoso del benessere animale.

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