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Bocciatura della Riforma della Caccia: La Conferenza delle Regioni si unisce al coro di critiche

Jul 28, 20268 Min di Lettura
La proposta di revisione della normativa sulla caccia in Italia ha incontrato un'ampia resistenza, culminata nella recente e significativa bocciatura da parte della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. Questa presa di posizione si aggiunge a quelle già espresse da Ispra e dalla Commissione Europea, evidenziando le profonde preoccupazioni riguardo all'impatto di tali modifiche sulla conservazione della fauna e sul rispetto delle direttive comunitarie.

La revisione della legge sulla caccia incontra un'ampia resistenza: un fronte comune contro le proposte di modifica.

Un Fronte Comune contro la Riforma della Caccia: Le Obiezioni della Conferenza delle Regioni

Dopo le critiche già sollevate dall'Ispra e dalla Commissione Europea, anche la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha espresso un netto dissenso nei confronti delle proposte di modifica alla legge 157 sulla caccia. Questa opposizione è particolarmente rilevante, data la tradizionale vicinanza della Conferenza a talune istanze del mondo venatorio. Il documento ufficiale, reso pubblico sul sito delle Regioni, mette in luce una serie di obiezioni che spaziano dagli aspetti gestionali e amministrativi fino alle implicazioni conservative e alla potenziale violazione del diritto comunitario.

I Punti Cruciali della Contesa: Richiami Vivi e Estensione della Stagione Venatoria

Le critiche più severe si concentrano su due specifiche previsioni della riforma: la possibilità di riattivare gli impianti per la cattura di uccelli da utilizzare come richiami vivi e l'estensione del periodo di caccia oltre la data del 10 febbraio, periodo che coincide con la migrazione pre-riproduttiva degli uccelli. La Conferenza delle Regioni ha sottolineato come queste proposte contravvengano in modo flagrante alla Direttiva Uccelli, esponendo l'Italia al rischio concreto di nuove procedure di infrazione da parte dell'Unione Europea.

La Tutela della Fauna Migratrice: Un Impegno Irrinunciabile

Nel suo comunicato, la Conferenza ha chiaramente ribadito che l'eliminazione del limite temporale del 10 febbraio per la chiusura della stagione venatoria equivarrebbe a colpire le specie migratrici durante una fase cruciale del loro ciclo vitale. Tale pratica, infatti, comprometterebbe gravemente gli sforzi per la conservazione di queste specie, violando esplicitamente l'articolo 7 della Direttiva Uccelli. Questo aspetto rappresenta una delle preoccupazioni maggiori, dato l'impatto ecologico a lungo termine che ne deriverebbe.

Critiche Ulteriori: Dalla Caccia nel Demanio Forestale alla Vigilanza

Il documento della Conferenza delle Regioni non si limita a contestare solo i punti più evidenti della riforma. Vengono mosse critiche anche all'apertura indiscriminata della caccia nelle aree demaniali forestali, all'esclusione delle province dai processi di pianificazione venatoria e all'abolizione della forma esclusiva di caccia. Quest'ultima, in particolare, è vista come un fattore che aumenterebbe la pressione venatoria e complicherebbe notevolmente le attività di vigilanza. Inoltre, viene evidenziata la problematicità della caccia su terreni innevati, che favorirebbe abbattimenti indiscriminati, in contrasto con i principi di una gestione faunistica selettiva e responsabile.

Un Fallimento Tecnico: L'Appello all'Abbandono della Proposta

Le associazioni ambientaliste, commentando la posizione della Conferenza delle Regioni, hanno ribadito con forza che, dopo le bocciature di Ispra e della Commissione Europea, il tentativo di riformare la legge sulla caccia può essere considerato un "fallimento tecnico". La convergenza di queste autorevoli voci, inclusa quella degli enti territoriali che sarebbero direttamente coinvolti nell'attuazione della legge, rende evidente la fragilità e l'inadeguatezza delle proposte avanzate. Di conseguenza, si auspica un definitivo abbandono del testo di riforma per evitare ulteriori danni all'ambiente e alla reputazione internazionale dell'Italia in materia di conservazione.

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