L'Enpa si prepara a un cruciale appuntamento parlamentare, esprimendo una forte preoccupazione per le nuove attribuzioni conferite al Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Nazionale. L'associazione sottolinea come la gestione della fauna selvatica debba fondarsi su solide basi scientifiche e non su considerazioni venatorie, invocando il rispetto dei principi costituzionali e delle normative europee per la salvaguardia di un patrimonio collettivo. Questa iniziativa evidenzia la necessità di preservare l'integrità ecologica e la coerenza normativa, ribadendo che la scienza deve guidare ogni scelta in materia.
Le osservazioni e le proposte che l'Enpa presenterà puntano a salvaguardare il ruolo di organismi scientifici come l'Ispra, ritenuti gli unici legittimati a esprimere pareri qualificati sulla gestione della fauna selvatica. La posta in gioco è alta: si tratta di impedire una sovrapposizione di ruoli e competenze che potrebbe compromettere l'efficacia delle politiche di tutela e mettere a rischio l'equilibrio degli ecosistemi. L'associazione si batte affinché le decisioni in campo faunistico siano improntate alla massima trasparenza e scientificità, assicurando un futuro sostenibile per la biodiversità italiana.
L'Enpa in difesa della fauna selvatica: La battaglia per la scienza e contro i nuovi poteri del Comitato Tecnico Faunistico Venatorio
L'Enpa si appresta a un'importante audizione parlamentare per contestare le nuove competenze attribuite al Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Nazionale, come previsto dal decreto-legge 144 del 7 agosto. L'associazione ambientalista ritiene inopportuno che un comitato privo di specifiche competenze scientifiche possa esprimere pareri sui calendari venatori regionali, un compito che, secondo l'Enpa, spetta esclusivamente a istituzioni scientifiche riconosciute a livello nazionale come l'Ispra. Questa presa di posizione sottolinea la ferma convinzione che la protezione della fauna selvatica debba essere guidata da evidenze scientifiche e non da interessi settoriali. L'Enpa si presenta come custode dei principi che regolano la conservazione della natura, evidenziando il rischio di un indebolimento del sistema di tutela qualora le decisioni venissero delegate a organismi con mandati e competenze non adeguati.
La delegazione dell'Enpa, guidata dalla responsabile fauna selvatica Annamaria Procacci, si rivolgerà alle Commissioni riunite Ambiente e Bilancio della Camera dei Deputati, esprimendo una profonda preoccupazione sia dal punto di vista ambientale che giuridico. L'associazione insisterà sulla necessità di mantenere la valutazione scientifica al centro delle decisioni che riguardano la caccia e la gestione della fauna, prevenendo interventi che potrebbero minare il ruolo cruciale degli organismi scientifici. L'obiettivo è presentare proposte concrete che garantiscano il rispetto delle normative scientifiche, europee e della Costituzione, affermando con forza che la fauna selvatica rappresenta un bene comune e inalienabile, la cui salvaguardia non può in alcun modo essere subordinata a interessi venatori. L'Enpa si erge a paladina di un approccio etico e razionale alla gestione della biodiversità, garantendo che le politiche ambientali siano ancorate a criteri di sostenibilità e responsabilità.
Salvaguardia della biodiversità: L'appello di Enpa per un approccio scientifico e costituzionale nella gestione faunistica
L'Enpa ha manifestato una chiara contrarietà all'assegnazione al Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Nazionale del potere di esprimere pareri sui calendari venatori regionali, un ruolo che l'associazione ritiene debba rimanere di esclusiva competenza dell'Ispra. Questa posizione deriva dalla convinzione che solo un ente con solide basi scientifiche possa garantire decisioni imparziali e informate, essenziali per la protezione della fauna selvatica. L'intervento dell'Enpa in Parlamento mira a prevenire una potenziale deriva che potrebbe compromettere la coerenza e l'efficacia delle politiche di tutela, evidenziando il rischio di conflitti di interesse e di una gestione meno rigorosa del patrimonio naturale. L'associazione si fa portavoce della necessità di un approccio che valorizzi la ricerca e l'expertise scientifica, ponendole al servizio di un bene comune che trascende gli interessi particolari.
Durante l'audizione, l'Enpa presenterà una serie di proposte volte a rafforzare la tutela della fauna e a garantire che ogni valutazione in materia venatoria si fondi su dati scientifici inoppugnabili. L'associazione mira a ribadire l'importanza di rispettare i principi di scienza, le direttive europee e i dettami costituzionali che tutelano la biodiversità. Il messaggio centrale è che la fauna selvatica, essendo un patrimonio collettivo, non può essere strumentalizzata per fini venatori, ma deve essere gestita con una visione lungimirante e basata sulla sostenibilità. L'Enpa si impegna a fornire una prospettiva critica e costruttiva, invitando i legislatori a considerare l'impatto a lungo termine delle loro decisioni e a privilegiare un modello di gestione che promuova la conservazione e il benessere degli ecosistemi. L'obiettivo ultimo è salvaguardare l'equilibrio naturale, assicurando che le politiche faunistiche siano un esempio di responsabilità ambientale e sociale.
