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Giustizia per i Rider: Glovo Obbligata a Riconoscere Diritti e Tutela

Aug 27, 20265 Min di Lettura

Un profondo cambiamento sta interessando il settore del food delivery in Italia, con decisioni giudiziarie che impongono nuove responsabilità alle piattaforme digitali. La Procura di Milano, attraverso il pubblico ministero Paolo Storari, ha rifiutato la richiesta di Foodinho (Glovo Italia) di revocare il controllo giudiziario per sfruttamento, a seguito delle indagini del Nucleo tutela del lavoro dei carabinieri. Le verifiche hanno rivelato che oltre 40.000 ciclofattorini su tutto il territorio nazionale percepiscono ancora compensi al di sotto della soglia di sussistenza. Nonostante l'introduzione di correttivi aziendali, come una soglia minima di 3 euro per consegna e 14 euro lordi orari, il metodo di calcolo retribuisce esclusivamente il tempo effettivo di corsa, lasciando non remunerato circa il 30% del tempo lavorato complessivamente, soprattutto i periodi di inattività tra una consegna e l'altra.

Gli investigatori hanno anche puntato i riflettori sull'algoritmo di gestione dei rider, denunciandone l'opacità. Questo strumento software è stato identificato come un mezzo di controllo capillare sulle prestazioni dei lavoratori, esercitando un potere di etero-direzione. Secondo le analisi condotte, nel solo mese di giugno sono state calcolate oltre 342.000 ore di lavoro non retribuite, corrispondenti a circa 13 ore sottratte a ciascuno dei 26.000 lavoratori esaminati. A ciò si aggiunge un'accusa di evasione contributiva stimata in più di 38 milioni di euro tra il 2022 e il 2024. La magistratura e le organizzazioni sindacali (Usb e Nidil Cgil) insistono affinché i rider vengano riconosciuti come lavoratori subordinati, ma la direzione aziendale di Glovo ribadisce la validità del suo modello basato su prestazioni autonome, minacciando un possibile ritiro dal mercato italiano, simile a quanto accaduto con Uber Eats.

In parallelo, il Tribunale di Torino ha emesso una sentenza fondamentale il 20 agosto 2026, stabilendo che la protezione fisica dei ciclofattorini è interamente a carico di Glovo. Questa decisione, scaturita da un'azione legale del sindacato Slang Usb, obbliga l'azienda a fornire ai rider equipaggiamenti di protezione individuale, quali calzature ergonomiche, abbigliamento tecnico impermeabile o termico, e a predisporre spazi riparati per le pause, oltre a garantire l'accesso ai servizi igienici. Per affrontare le condizioni climatiche estreme, Glovo dovrà anche distribuire copricapi con visiera, occhiali con filtri UV, protezioni solari ad alto fattore e fornire scorte d'acqua e borracce termiche con integratori di sali minerali. Nonostante la sentenza, i sindacati denunciano la lenta attuazione delle misure, esortando un intervento degli organi di vigilanza. Questa battaglia legale si inserisce in un contesto più ampio di sentenze, inclusa quella della Corte d'Appello di giugno 2026, che ha riconosciuto la natura subordinata dei contratti tra Foodinho e Glovo, imponendo l'applicazione del contratto collettivo della logistica. Le decisioni dei tribunali di Torino e Milano stanno delineando un quadro normativo più stringente per le piattaforme digitali, che non potranno più trascurare il salario minimo, i diritti sindacali e la tutela della salute dei propri lavoratori, segnando un'evoluzione significativa nella protezione dei diritti dei lavoratori nell'era digitale.

Questi progressi legali riflettono una crescente consapevolezza dei diritti dei lavoratori nell'economia digitale e l'importanza di un ambiente di lavoro sicuro ed equo. La giustizia sta dimostrando che la flessibilità del modello di business delle piattaforme non può sacrificare il benessere e la dignità umana. È un invito a tutte le aziende a riconsiderare le proprie politiche per allinearsi ai principi di responsabilità sociale e sostenibilità, promuovendo un futuro dove l'innovazione tecnologica si accompagni sempre al rispetto dei diritti fondamentali.

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