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Il Pakistan Elimina la Tassa sugli Assorbenti: Un Confronto con la Situazione Italiana

Aug 07, 2026•5 Min di Lettura

Mentre il Pakistan fa un passo avanti significativo eliminando la tassa del 18% sui prodotti mestruali e contraccettivi, riconoscendoli come beni di prima necessità, in Italia la discussione sulla povertà mestruale sembra stagnare. Questa decisione pakistana, frutto di anni di attivismo, mette in luce la discrepanza con la situazione italiana, dove, nonostante la presenza di un governo a guida femminile, la battaglia per un accesso equo ai prodotti igienici femminili è ancora lontana dall'essere vinta, evidenziando come la questione sia non solo fiscale ma profondamente legata alla dignità e ai diritti fondamentali.

Il Pakistan Riconosce gli Assorbenti come Beni Essenziali

Il governo pakistano ha compiuto un gesto rivoluzionario abolendo la cosiddetta "tampon tax" del 18% che gravava sugli assorbenti e sui contraccettivi. Questa mossa storica è il risultato di un lungo e tenace impegno da parte di attivisti, organizzazioni e legali che hanno lottato per il riconoscimento di questi articoli non come lussi, ma come necessità fondamentali per la salute e la dignità delle donne. La decisione segna un punto di svolta per milioni di donne e ragazze pakistane, molte delle quali in passato erano costrette a usare alternative improvvisate con gravi rischi per la salute e un impatto negativo sull'istruzione, come dimostrato dai dati UNICEF sulla frequenza scolastica.

La battaglia contro la tassa sugli assorbenti in Pakistan ha avuto tra le sue figure di spicco Bushra Mahnoor, direttrice di Mahwari Justice, un'organizzazione che ha raccolto oltre 10.000 firme e promosso azioni legali per affermare la natura essenziale dei prodotti mestruali. Il successo di questa campagna non solo migliorerà l'accesso a questi prodotti, ma contribuirà anche a combattere lo stigma culturale ancora molto radicato attorno alle mestruazioni. Sebbene rimangano sfide, come i dazi sulle importazioni, questa vittoria rappresenta un potente segnale a livello globale sull'importanza di affrontare la povertà mestruale come una questione di diritti umani e di equità sociale.

La Lenta Evoluzione della Povertà Mestruale in Italia

In Italia, il percorso per rendere i prodotti mestruali più accessibili è stato lento e frammentato. Per anni, gli assorbenti sono stati tassati con un'IVA del 22%, al pari di beni non essenziali, una politica ampiamente criticata da associazioni e movimenti che hanno sempre sostenuto l'indispensabilità di questi articoli. Solo negli ultimi anni si è assistito a un cambiamento, con una riduzione dell'IVA al 10% per i prodotti mestruali monouso e riutilizzabili. Tuttavia, questa riduzione, sebbene un passo nella giusta direzione, non risolve completamente la questione dell'accessibilità e pone l'Italia ancora in una posizione di svantaggio rispetto ad altri Paesi europei.

La vera sfida in Italia non è solo l'aliquota fiscale, ma l'assenza di una politica nazionale che garantisca la distribuzione gratuita di assorbenti in luoghi pubblici come scuole e università. Attualmente, l'accesso a questi prodotti dipende ancora in larga misura dalle possibilità economiche individuali o da iniziative locali di comuni e associazioni. Questa situazione evidenzia come la povertà mestruale sia una questione di diritti fondamentali, influenzando l'accesso all'istruzione, alla salute e alla dignità. La decisione del Pakistan di abolire la tampon tax serve da monito, sollecitando l'Italia a intensificare gli sforzi per assicurare che i prodotti mestruali siano non solo meno costosi, ma realmente accessibili a tutti coloro che ne hanno bisogno.

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