Animali

Inizio della controversa stagione di caccia ai caprioli in Toscana: autorizzato l'abbattimento di femmine e cuccioli

Aug 19, 20264 Min di Lettura
La Regione Toscana ha recentemente riaperto la caccia di selezione al capriolo, una decisione che ha scatenato accese polemiche. La misura, che autorizza l'abbattimento di femmine e cuccioli già da metà agosto, si scontra con le raccomandazioni degli esperti e le proteste delle associazioni animaliste, sollevando interrogativi sull'etica e sulla gestione della fauna selvatica.

Una stagione di caccia controversa: il dilemma dei caprioli in Toscana

La riapertura della caccia e le immediate reazioni

A partire dal 15 agosto 2026, la Regione Toscana ha riavviato la caccia selettiva ai caprioli, includendo nel mirino anche femmine e cuccioli neonati. Questa disposizione, formalizzata dalla Delibera di Giunta Regionale n. 630 del 25 maggio 2026, permette le operazioni venatorie fino al 30 settembre. Tale scelta ha immediatamente provocato una forte reazione da parte della Lega Anti Vivisezione (LAV), con le sue sezioni di Lucca, Pontedera, Firenze, Livorno e Prato in prima linea. L'associazione ha lanciato una petizione popolare e ha inviato una diffida ufficiale al Presidente della Regione, Eugenio Giani, e al direttore del Settore Attività Faunistico-Venatoria, Marco Ferretti, chiedendo l'immediata sospensione di tali abbattimenti estivi per proteggere i giovani animali ancora dipendenti dalle madri.

Le direttive scientifiche ignorate e il contesto ambientale critico

Il cuore della disputa risiede nel palese disaccordo con le linee guida scientifiche nazionali. L'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), nel suo parere dell'11 maggio 2026, aveva esplicitamente sconsigliato l'inclusione di madri e cuccioli nei piani di prelievo estivi. Tuttavia, la Regione Toscana ha scelto di non seguire queste indicazioni, giustificando la sua decisione con la necessità di mantenere una continuità gestionale rispetto alle stagioni precedenti. Questa scelta è ancora più problematica se si considera il contesto ecologico attuale: i dati del Consorzio LaMMA per l'estate 2026 evidenziano un caldo eccezionale e una grave siccità, condizioni che sottopongono la fauna selvatica a un severo stress per la mancanza di acqua e cibo, proprio durante il periodo cruciale dell'allattamento e dello svezzamento.

Declino della popolazione di caprioli e impatto sull'ecosistema

I documenti ufficiali della stessa Regione Toscana rivelano un allarmante calo nella popolazione di ungulati: tra il 2017 e il 2024, il numero di caprioli è diminuito da 192.000 a 145.000 esemplari, segnando un decremento del 25% e una riduzione della densità media da 14,7 a 8,7 capi per cento ettari. Oltre al danno diretto a questa specie, la diminuzione della fauna selvatica scompone gli equilibri della rete alimentare. Come dimostrato dagli studi del settore, il capriolo è la preda principale del lupo. La riduzione della disponibilità di prede naturali nelle aree boschive potrebbe spingere i lupi ad avvicinarsi ad allevamenti e centri abitati, aumentando così i conflitti con le attività zootecniche della regione.

Un appello urgente contro una pratica inaccettabile

Permettere l'abbattimento di cuccioli vulnerabili e madri in allattamento, specialmente in un periodo di emergenza climatica e siccità che sta già decimando la fauna, è una decisione che viene definita crudele, anacronistica e priva di ogni sensibilità etica. Considerare la fauna come un semplice bersaglio da gestire o da sacrificare per soddisfare gli interessi venatori è una logica inaccettabile. Si auspica, quindi, un ritiro immediato di questo provvedimento per porre fine a una strage che danneggia la natura e la nostra coscienza collettiva.

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