Animali

Pet Summit del Sole 24 Ore: La presidente Enpa, Giusy D'Angelo, sottolinea il divario tra la pet economy e la tutela animale, evidenziando il ruolo insostituibile delle istituzioni nell'applicazione delle leggi.

Sep 17, 20268 Min di Lettura
Al Pet Summit del Sole 24 Ore, Giusy D'Angelo, la presidente nazionale dell'Enpa, ha messo in evidenza una tematica cruciale: nonostante la crescente espansione del settore legato agli animali domestici, la loro protezione e il loro benessere continuano a fare affidamento in modo significativo sull'impegno delle associazioni e dei volontari. Un sistema che evidenzia le lacune istituzionali e la necessità di un'applicazione più incisiva delle normative esistenti.

Il volontariato è un valore aggiunto, non un surrogato dei doveri istituzionali

Il divario tra la crescita economica e la realtà della tutela animale

Il mondo legato agli animali domestici sta vivendo un'espansione notevole, non solo in termini di fatturato e consumi, ma anche nell'offerta di nuovi servizi. Tuttavia, al di là di questa crescita economica visibile, esiste una dimensione meno appariscente, ma altrettanto fondamentale: quella che si occupa di rifugi, colonie feline, situazioni di sequestro, fauna selvatica e di emergenze sociali che coinvolgono gli animali. Questa realtà, spesso dimenticata, si sostiene principalmente grazie all'instancabile lavoro delle associazioni e dei volontari, che quotidianamente si impegnano per colmare le lacune del sistema.

La voce dell'Enpa al Pet Summit del Sole 24 Ore: tra normative e applicazione

Giusy D'Angelo, presidente nazionale dell'Enpa, ha preso parte al Pet Summit del Sole 24 Ore, dove ha focalizzato l'attenzione sulla marcata discrepanza tra la normativa vigente e la sua concreta applicazione sul territorio. D'Angelo ha riconosciuto i significativi progressi compiuti negli ultimi anni sul fronte legislativo e culturale, sottolineando l'esistenza di strumenti formativi. Tuttavia, ha posto una domanda fondamentale: chi è realmente responsabile dell'applicazione di queste norme? Chi assicura la formazione delle amministrazioni e chi verifica che le leggi si traducano in azioni concrete? Troppo spesso, ha rilevato, la risposta a queste domande viene dalle associazioni e dai volontari, chiamati a intervenire laddove la responsabilità dovrebbe essere pubblica e ben definita.

Le sfide quotidiane dell'Enpa: tra competenze e responsabilità

L'esperienza quotidiana dell'Enpa, dalle attività nei rifugi alla gestione delle colonie feline, dagli animali sotto sequestro agli interventi sulla fauna selvatica, rivela un quadro in cui le competenze e le responsabilità non sempre trovano un'adeguata struttura pubblica in grado di coordinare gli interventi e garantirne la continuità. Un aspetto particolarmente sensibile è il legame tra la protezione degli animali e le fragilità umane. Le associazioni si trovano spesso di fronte a situazioni in cui le difficoltà di una persona o di una famiglia si riflettono direttamente sugli animali che vivono con loro.

Quando la fragilità umana incontra quella animale: il ruolo cruciale dei servizi sociali

D'Angelo ha sollevato una questione rilevante: dove sono i servizi sociali quando una difficoltà umana coinvolge anche un animale? Non è più possibile considerare questi due mondi come entità separate. Se una persona anziana viene ricoverata, se una famiglia attraversa gravi difficoltà economiche o sociali, o se qualcuno perde improvvisamente la capacità di prendersi cura del proprio animale, anche quest'ultimo si trova in una situazione di fragilità. E troppo spesso sono i volontari a ricevere la chiamata e a dovere, da soli, trovare una soluzione adeguata.

Il volontariato: risorsa insostituibile, non sostituto delle istituzioni

Per l'Enpa, il punto non è mettere in discussione il ruolo del volontariato, ma riconoscerne correttamente la funzione e i limiti. Il volontariato rappresenta una risorsa straordinaria per l'Italia, ma non può diventare la soluzione strutturale alle lacune delle istituzioni. I volontari possiedono competenze, esperienza e una profonda conoscenza dei territori. Collaborare significa mettere a disposizione queste competenze all'interno di un sistema in cui ognuno si assume le proprie responsabilità. Non significa trasferire alle associazioni ciò che dovrebbe essere pianificato, organizzato e garantito dalle amministrazioni pubbliche.

Oltre la pet economy: il valore sociale della tutela animale

È essenziale ampliare lo sguardo quando si parla di pet economy. Accanto all'economia generata da prodotti e servizi, esiste un valore sociale prodotto quotidianamente da chi si prende cura degli animali, anche quando questo valore non appare nei dati economici. Il rapporto tra gli italiani e gli animali deve essere analizzato considerando l'intero sistema: la sanità pubblica veterinaria, i servizi territoriali, l'educazione, la prevenzione, la gestione delle emergenze, le associazioni e le migliaia di volontari. Tutto questo genera un valore sociale, anche se non produce direttamente fatturato. La vera sfida consiste nel costruire una collaborazione in cui il settore pubblico, privato e il Terzo settore lavorino insieme, senza che il volontariato venga utilizzato per compensare le mancanze delle istituzioni. Le norme sono indispensabili, ma una legge che non trova chi la applica con capacità e dedizione rischia di rimanere solo sulla carta.

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