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Presenza di PFAS in Carta Forno: Il Test Rivelatore del Salvagente e la Marca Lidl Sotto Accusa

Oct 30, 2026•6 Min di Lettura

Un'analisi approfondita condotta dalla rivista 'Il Salvagente' ha gettato luce sulla diffusa presenza di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) nelle carte da forno disponibili sul mercato. I risultati hanno evidenziato che il prodotto Aromata di Lidl si colloca al peggio, essendo l'unico tra i sedici campioni esaminati a contenere ben tre tipi diversi di PFAS. Questa indagine solleva interrogativi sulla sicurezza degli oggetti di uso comune e anticipa l'entrata in vigore di normative europee più restrittive previste per il 2026.

Dettagli Sull'Indagine: Sostanze Nocive nella Carta da Forno e le Reazioni del Settore

Nell'ottobre del 2026, la prestigiosa rivista 'Il Salvagente' ha divulgato i risultati di un'indagine approfondita che ha messo in luce la problematica della contaminazione da PFAS nella carta da forno. Le analisi di laboratorio, commissionate dalla rivista, hanno rivelato che la carta da forno Aromata, a marchio Lidl, conteneva tre specifiche sostanze perfluoroalchiliche: acido perfluorobutanoico (Pfba), 6:2 Ftoh e 8:2 Ftoh. Sebbene le quantità rilevate siano state considerate 'piccole', la loro combinazione in un unico prodotto ha sollevato notevoli preoccupazioni.

La ricerca ha coinvolto sedici diverse marche di carta da forno acquistate nei supermercati italiani. Sorprendentemente, quattordici di queste marche hanno mostrato tracce di almeno un composto perfluoroalchilico. Solo due marchi, Carrefour e Domopak, sono risultati completamente privi di tali sostanze. Tra le marche che contenevano PFAS figurano nomi noti come House, Ottimo, Arkalia Casa di Pam, Cuki, Home&Style di Todis, Lidl, Sistema Casa di Eurospin, Frio, Casa Coop, Esselunga, Conad, Selex ed Ecor.

L'esperto Andrea Di Nisio, professore associato di Medicina di laboratorio presso l'Università Pegaso, aveva già anticipato questa problematica nel marzo precedente, sottolineando come le proprietà idrorepellenti e oleorepellenti dei PFAS li rendano un ingrediente 'naturale' per i materiali destinati all'uso in forno. Tuttavia, la presenza di precursori del Pfoa (acido perfluoroottanoico), classificato come cancerogeno per l'uomo dall'Iarc, nella carta da forno di Lidl, solleva serie questioni sulla salute pubblica, specialmente considerando che il Pfoa è vietato in Europa dal 2020.

A partire dal 12 agosto 2026, il Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi (Ppwr) introdurrà limiti specifici per i PFAS negli imballaggi a contatto con gli alimenti. Le nuove soglie saranno di 25 parti per miliardo per ogni singola sostanza, 250 per la somma dei PFAS ricercati e 50 parti per milione per il fluoro organico totale. Secondo le prime valutazioni de 'Il Salvagente', nessuna delle carte esaminate supererebbe queste future soglie. Tuttavia, l'ampia famiglia dei PFAS, con oltre diecimila composti stimati, rende la ricerca esaustiva una sfida complessa per qualsiasi laboratorio. Un aspetto non misurato dal test è la quantità di PFAS che migra dalla carta al cibo durante la cottura, un'esposizione che, pur piccola, si somma alle innumerevoli altre a cui siamo quotidianamente sottoposti tramite acqua, imballaggi e tessuti, contribuendo a un carico complessivo sulla salute che non dovrebbe essere sottovalutato.

Questa indagine serve come un campanello d'allarme, spingendoci a riflettere sulla necessità di una maggiore trasparenza e rigore nella produzione e commercializzazione di prodotti che entrano in contatto con il cibo. È fondamentale che i consumatori siano informati sui rischi potenziali e che le aziende adottino alternative più sicure per tutelare la salute pubblica e l'ambiente. In attesa delle nuove normative, la vigilanza e la consapevolezza restano strumenti cruciali per un consumo più responsabile.

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