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Roma in Fanalino di Coda nella Transizione Energetica Urbana: Un Confronto Tra Capitali Europee

Oct 06, 2026•8 Min di Lettura

Mentre l'Europa si impegna a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, un aspetto cruciale di questa trasformazione riguarda il riscaldamento domestico. L'efficienza delle caldaie, lo sviluppo delle reti di riscaldamento, la riqualificazione energetica degli edifici e l'adozione di pompe di calore sono elementi chiave in questo processo. Tuttavia, Roma stenta a tenere il passo: tra quindici capitali europee esaminate da Greenpeace, la città si classifica penultima, superando solo Bucarest, nell'impegno verso un futuro energetico più sostenibile.

Questo scenario è delineato nel nuovo rapporto di Greenpeace Europa centro-orientale, intitolato “Gas-Free Cities? European Urban Heat Transition Ranking”. Lo studio confronta quindici metropoli europee per valutare i loro progressi nell'eliminazione del gas fossile per il riscaldamento degli edifici. L'analisi non si limita alle emissioni, ma considera anche politiche e strategie di pianificazione, infrastrutture, investimenti, governance e misure di protezione sociale. I risultati per la capitale italiana non sono incoraggianti: con un punteggio di 49,8 su 100, Roma si posiziona al quattordicesimo posto, indicando una transizione ancora limitata. Questo pone la città in una situazione di svantaggio rispetto a capitali più avanzate, evidenziando una significativa disomogeneità nel percorso di transizione energetica urbana in tutta Europa.

Il Lento Progresso di Roma verso un Futuro Energetico Sostenibile

La posizione di Roma in questa classifica riflette una serie di sfide persistenti. Nonostante si riconoscano sforzi crescenti verso l'elettrificazione e l'efficientamento energetico degli edifici, questi interventi sono ancora in una fase iniziale. Il Climate City Contract di Roma prevede investimenti per la decarbonizzazione del patrimonio edilizio, con progetti in corso su scuole e altre strutture pubbliche che incorporano energie rinnovabili e sistemi di riscaldamento a basse emissioni. Tuttavia, il gas continua a rivestire un ruolo predominante per il riscaldamento e la produzione di acqua calda, rappresentando circa il 57,6% dell'energia consumata direttamente negli edifici. Le emissioni di CO2 per abitante, sebbene in lieve calo tra il 2020 e il 2024, rimangono elevate, attestandosi a 1,674 tonnellate. Inoltre, Roma non ha ancora stabilito una scadenza precisa per l'abbandono del riscaldamento a combustibili fossili, né dispone di un piano termico territoriale dettagliato che indichi le tecnologie e le infrastrutture necessarie per una progressiva sostituzione del gas.

La strategia di riqualificazione energetica per il 2026 contempla la graduale sostituzione del gas con pompe di calore, isolamento termico, fotovoltaico, solare termico e geotermia. Nonostante queste direttive, il rapporto di Greenpeace evidenzia come tale impostazione non si sia ancora tradotta in una transizione diffusa a livello cittadino. La concessione a lungo termine per la distribuzione del gas nell'ATEM Roma 1 aggiunge incertezza sui tempi di smantellamento della rete fossile. Sebbene le politiche attuali promuovano l'uso di pompe di calore e fonti rinnovabili, le caldaie a gas sono ancora considerate nel percorso di trasformazione, senza una chiara tempistica per la loro eliminazione. Esistono, tuttavia, esempi positivi come la prima scuola a energia quasi zero a Torrino-Mezzocammino, dotata di sistemi geotermici, solare termico e fotovoltaico. Questo dimostra che, seppur lentamente, Roma sta muovendo alcuni passi verso un'energia più pulita, anche se la strada da percorrere è ancora lunga e richiederà impegni più decisi per raggiungere gli obiettivi europei di decarbonizzazione.

Appelli per un Impegno Concreto e il Ruolo delle Città nella Transizione Energetica

Di fronte a questa situazione, Greenpeace ha lanciato la campagna “Gas-Free Cities”, invitando sindaci e amministrazioni locali a sottoscrivere la Dichiarazione delle Città libere dal gas. L'obiettivo è ottenere impegni concreti, tra cui la definizione di una data certa per l'abbandono del gas fossile e l'attuazione di politiche locali coerenti con tale traguardo. Tra le prime città ad aderire figurano Chortkiv e Trostyanets in Ucraina, e Vienna, che è diventata la prima capitale europea a firmare la Dichiarazione, dimostrando leadership e impegno verso la decarbonizzazione.

Per Roma, le priorità indicate nel rapporto sono chiare e urgenti: è fondamentale fissare una data per l'eliminazione del riscaldamento basato su combustibili fossili, completare un piano termico territoriale dettagliato, accelerare la diffusione di pompe di calore e sistemi alimentati da fonti rinnovabili, e garantire che i futuri programmi di ristrutturazione non prevedano più l'installazione di nuove caldaie a combustibili fossili. Greenpeace esorta inoltre i governi europei a stabilire il 2035 come anno limite per l'abbandono del gas, supportando le città con investimenti mirati in energie rinnovabili, elettrificazione e miglioramento dell'efficienza energetica. La transizione energetica, pur definita da strategie nazionali ed europee, si concretizza nei quartieri, nei condomini, nelle scuole e nelle case. È proprio in questi contesti quotidiani che, secondo l'analisi, Roma deve ancora compiere progressi significativi per allinearsi agli obiettivi di sostenibilità del continente e assicurare un futuro energetico più pulito e resiliente ai suoi cittadini.

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