Il mercato italiano degli integratori alimentari ha raggiunto una posizione di preminenza in Europa, con un giro d'affari considerevole di 5,4 miliardi di euro, rappresentando oltre il 22% del valore totale europeo. Questo fenomeno solleva interrogativi sulla reale necessità di tale consumo massivo e sul ruolo determinante che la pubblicità svolge nell'orientare le scelte dei consumatori. L'articolo esamina come, tra farmaci e integratori, gli italiani tendano a un consumo elevato di prodotti per la salute, spesso trascurando il confine tra la cura e la prevenzione autodidatta. In particolare, evidenzia come la promozione aggressiva di questi prodotti, talvolta priva di solide basi scientifiche, possa indurre a un acquisto non sempre giustificato.
Secondo un rapporto recente, la spesa farmaceutica complessiva in Italia nel 2024 ha superato i 37 miliardi di euro, con un incremento del 2,8% rispetto all'anno precedente. Di questa cifra, una parte significativa è stata destinata all'acquisto di integratori. È emerso che circa 4,6 milioni di minori hanno ricevuto almeno una prescrizione farmaceutica, e un dato preoccupante è il raddoppio nell'uso di psicofarmaci tra i giovani dal 2016. Parallelamente, il mercato degli integratori ha visto una crescita esponenziale, raggiungendo un valore europeo di 24 miliardi di euro nel 2025, con l'Italia in prima linea.
Tra gli integratori più popolari nel nostro Paese si annoverano probiotici e prodotti a base di vitamina C, seguiti da minerali, tonici e stimolanti, che insieme costituiscono circa il 65% del totale. Un'indagine condotta in 14 nazioni europee ha rivelato che l'88% degli intervistati ha assunto integratori, con vitamina D, vitamina B e magnesio tra i più diffusi. Le motivazioni principali spaziano dal mantenimento di uno stato di salute generale (52%) al rafforzamento delle difese immunitarie (45%), all'aumento dell'energia (29%), alla cura della pelle, dei capelli e delle unghie (17%), e al benessere intestinale o cardiaco (17% e 14% rispettivamente). Medici e farmacisti sono le fonti di informazione più consultate in merito.
Nonostante la diffusa abitudine al consumo, esperti del settore, come il presidente della Fondazione GIMBE Nino Cartabellotta, sottolineano che i micronutrienti essenziali sono meglio assorbiti attraverso una dieta varia ed equilibrata. L'assunzione di integratori, che spesso contengono concentrazioni elevate di tali sostanze, potrebbe non essere necessaria in assenza di carenze specifiche. È fondamentale ricordare che nell'Unione Europea gli integratori sono classificati come alimenti, e la loro commercializzazione non richiede le rigorose sperimentazioni precliniche e cliniche obbligatorie per i farmaci. Questo implica che l'efficacia di molti prodotti si basa più su strategie di marketing che su evidenze scientifiche concrete.
La pubblicità gioca un ruolo cruciale nella promozione degli integratori, spesso veicolando messaggi ingannevoli con terminologie mediche inappropriate e attribuendo ai prodotti caratteristiche simili a quelle dei farmaci. Anche gli influencer online contribuiscono a questa tendenza, promuovendo integratori per le più svariate esigenze. Un'analisi ha rivelato che circa un terzo dei messaggi promozionali degli influencer conteneva affermazioni sulla salute considerate inammissibili, prive di fondamento scientifico. Questo scenario evidenzia i pericoli di un consumo eccessivo e non mirato, richiamando l'attenzione sulla 'curva a U della nutrizione', secondo cui sia la carenza che la sovrabbondanza di un nutriente possono comportare rischi per la salute.
