L'Ente Nazionale Protezione Animali (Enpa) ha recentemente manifestato in Parlamento la sua decisa contrarietà alla riattivazione del Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Nazionale (CTFVN), richiesta dal decreto legge 144 del 7 agosto 2026. L'organizzazione animalista sottolinea come la riorganizzazione del Comitato ne abbia alterato la natura originale, escludendo rappresentanti di diverse categorie e favorendo posizioni pro-caccia. Viene evidenziato un palese squilibrio nella composizione del Comitato e un'attribuzione di poteri giudicati impropri, specialmente riguardo l'espressione di pareri sui calendari venatori regionali. Questa situazione, secondo Enpa, mette a rischio la tutela della fauna selvatica e il diritto ambientale italiano, ignorando le competenze scientifiche e esponendo il Paese a potenziali sanzioni europee.
Annamaria Procacci, responsabile Fauna selvatica di Enpa e figura chiave nella stesura della legge 157 del 1992 sulla protezione della fauna selvatica, ha ribadito la richiesta di abrogazione del comma 8 del decreto legge 144, che prevede la ricostituzione del CTFVN. Durante la sua audizione congiunta presso le Commissioni Ambiente e Bilancio, ha enfatizzato le profonde preoccupazioni legali e ambientali sollevate da tale disposizione. La legge 157/92, pur con i suoi limiti, rimane un pilastro del diritto ambientale italiano. Il Comitato originario, attivo fino al 2012, vantava una composizione eterogenea e un ruolo consultivo. La sua attuale reincarnazione, tuttavia, si discosta notevolmente da questi principi, con una netta prevalenza di interessi filo-venatori e l'assunzione di un ruolo decisionale sui calendari di caccia, in contrasto con le sue funzioni originarie.
L'Enpa ha evidenziato che la nuova configurazione del Comitato non solo esclude diverse parti interessate, ma attribuisce a questo organo pareri sui calendari venatori regionali, un compito che l'associazione ritiene del tutto inadeguato. Particolarmente critica è l'equiparazione dei pareri di questo Comitato, privo di competenze scientifiche specifiche, a quelli dell'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), l'unico ente scientifico nazionale riconosciuto anche a livello internazionale. Questa politica di marginalizzazione della scienza è stata notata anche dalla Commissione Europea, con conseguenti contestazioni relative alle modifiche della legge 157/92, che hanno indebolito il ruolo dell'ISPRA. Le implicazioni di tali decisioni potrebbero portare a pesanti contenziosi e procedure di infrazione da parte dell'Unione Europea, con oneri economici significativi per i contribuenti italiani.
Il Consiglio di Stato ha già sollevato forti dubbi sull'incostituzionalità del nuovo CTFVN, rinviando la questione alla Corte Costituzionale. I rilievi riguardano la violazione di ben 13 articoli della Costituzione e dei principi fondamentali di proporzionalità, ragionevolezza e rappresentatività. Nonostante il decreto legge 144 abbia tentato di istituire un nuovo Comitato, l'Enpa sostiene che le criticità di fondo persistono: la composizione sbilanciata a favore degli interessi venatori e il conflitto di interessi rimangono irrisolti. L'organizzazione sottolinea l'urgenza di riconsiderare il ruolo della scienza nella gestione della fauna selvatica, ribadendo che la sua emarginazione espone l'Italia a rischi ambientali e giuridici non trascurabili.
Per affrontare queste problematiche, l'Enpa ha formulato una chiara richiesta: la soppressione prioritaria del comma 8 e, di conseguenza, dello stesso Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Nazionale. In alternativa, l'associazione propone una sua radicale riorganizzazione, che includa il posizionamento del Comitato sotto la supervisione del Ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, la rimozione del potere di esprimere pareri sui calendari venatori regionali e l'apertura a una più ampia rappresentanza di interessi. Tale modifica è ritenuta cruciale per preservare la tutela della fauna selvatica, garantendo il rispetto della scienza, del diritto europeo e dei principi costituzionali, e prevenendo così ulteriori complicazioni per il Paese.
