Salute e Nutrizione

L'illusione delle galline 'allevate a terra' e la cruda realtà degli allevamenti multi-piano

Jul 31, 20267 Min di Lettura

Il recente rapporto EggTrack 2025 ha evidenziato una situazione paradossale nel settore dell'allevamento di galline ovaiole, specialmente in Italia e in Europa. Sebbene i dati mostrino un'apparente vittoria del modello 'senza gabbie', con l'Italia che sfiora il 99% di conformità, la realtà celata dietro queste cifre è tutt'altro che idilliaca. Molte galline, pur non essendo rinchiuse nelle tradizionali gabbie vietate dal 2012, sono confinate in voliere multipiano o sistemi combinati che, come dimostrato da studi scientifici, non garantiscono un benessere animale adeguato. Questa mancanza di trasparenza nelle etichette impedisce ai consumatori di fare scelte informate, mettendo in luce un divario significativo tra le aspettative del marketing e la pratica quotidiana negli allevamenti.

La Verità Nascosta Dietro gli Allevamenti di Galline Ovaiole in Italia

Nell'anno 2026, a seguito della pubblicazione del rapporto EggTrack 2025 a cura di Compassion in World Farming (CIWF), è emerso un quadro contrastante sul benessere animale negli allevamenti di galline ovaiole. Mentre a livello globale solo il 48% degli impegni 'cage-free' con scadenza nel 2025 è stato onorato, con ben 50 aziende che hanno ritirato le loro promesse, l'Italia e l'Europa sembrano presentare dati più incoraggianti. Nel continente, si dichiara che il 94% delle forniture è 'senza gabbie', e in Italia, le 36 aziende monitorate raggiungono un sorprendente 98,8%.

Tuttavia, questa apparente eccellenza nasconde una realtà più complessa. La denominazione 'allevamento a terra', identificata dal Codice 2 sull'etichetta, include sia le voliere tradizionali sia i sistemi combinati o multifase. Questi ultimi, pur non essendo le vecchie gabbie, non offrono necessariamente condizioni di vita ottimali per le galline. Il benessere degli animali dipende da fattori cruciali come la densità, la progettazione degli spazi, la presenza di posatoi e lettiere, e l'accesso a spazi esterni, spesso assente in questi capannoni.

Uno studio pubblicato su Poultry Science, condotto dal Dipartimento di Agronomia, Animali, Alimenti, Risorse naturali e Ambiente dell'Università di Padova e dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, ha analizzato oltre 30.000 galline provenienti da 50 allevamenti diversi. I risultati sono stati allarmanti: il 46,3% degli animali presentava lesioni e ustioni alle zampe, il 77,1% deviazioni dello sterno, il 17% fratture, il 71,2% prominenze dello sterno e l'8,4% vesciche al petto. Sebbene lo studio non distingua tra i vari sistemi 'a terra', le criticità erano diffuse, con le dermatiti e lesioni alle zampe più frequenti negli impianti a un solo livello e un quadro leggermente meno grave, ma pur sempre preoccupante, nelle voliere multipiano.

La carenza di dati ufficiali e pubblici sulla provenienza delle uova etichettate con il Codice 2, specialmente per quanto riguarda i sistemi combinati, complica ulteriormente la situazione. La normativa europea e nazionale non prevede una distinzione chiara, lasciando i consumatori nell'incertezza. Nonostante ciò, alcune aziende, come Eurovo, Metro AG Group, Sabbatani, Chef Express, Flunch Italia, Gruppo Selex e Lidl Italia, hanno esplicitamente dichiarato di escludere i sistemi combinati. In particolare, Lidl Italia si è distinta per il suo impegno 'cage-free' su tutto l'assortimento, anticipando le normative e collaborando con fornitori che rispettano tali standard.

Il confronto con altri mercati europei rivela un ritardo dell'Italia: in Austria le gabbie sono vietate dal 2020, e in Germania e nei Paesi Bassi le uova da galline in gabbia sono già scomparse dagli scaffali. In Francia e nel Regno Unito, la percentuale di acquisti di uova in gabbia è significativamente bassa. In questi paesi, la grande distribuzione ha guidato il cambiamento, imponendo lo standard 'cage-free'. In Italia, invece, la trasparenza e un cambiamento legislativo più incisivo sono ancora attesi per garantire un reale miglioramento del benessere animale.

Questa indagine solleva interrogativi fondamentali sull'etica del consumo e sulla responsabilità delle grandi aziende e dei legislatori. Come consumatori, la sfida è duplice: da un lato, dobbiamo essere più consapevoli delle implicazioni delle nostre scelte di acquisto, cercando di supportare le aziende che dimostrano un reale impegno verso il benessere animale. Dall'altro, è essenziale continuare a chiedere maggiore trasparenza e normative più chiare che distinguano nettamente tra i diversi sistemi di allevamento. Solo così potremo sperare in un futuro in cui il termine 'allevato a terra' non sia più un'illusione di marketing, ma una garanzia concreta di rispetto per gli animali. È tempo che l'industria adotti pratiche più etiche e che i governi implementino leggi che riflettano una maggiore sensibilità verso la vita degli esseri viventi.

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