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Sfruttamento lavorativo: l'agricoltura supera quello sessuale, secondo il rapporto ISTAT che tutti dovrebbero conoscere

Oct 30, 2026•8 Min di Lettura
Il recente rapporto ISTAT svela una drammatica evoluzione nello sfruttamento di esseri umani in Italia. Il fenomeno del lavoro forzato ha ormai superato quello sessuale per numero di vittime identificate, con l'agricoltura come settore maggiormente coinvolto. Questa analisi approfondita è fondamentale per comprendere le nuove dinamiche e le sfide che le autorità e la società civile devono affrontare.

Un quadro allarmante: il lavoro forzato eclissa lo sfruttamento sessuale

Il sorpasso dello sfruttamento lavorativo: un'analisi ISTAT rivela nuove tendenze nella tratta di esseri umani

Nel 2025, l'Italia ha registrato 1.088 vittime di lavoro forzato, un dato che supera significativamente le 696 vittime di sfruttamento sessuale. Questo ribaltamento evidenzia una profonda trasformazione nelle manifestazioni della tratta di esseri umani nel paese. Sempre più uomini sono coinvolti nel sistema di protezione antitratta, spesso a causa di condizioni lavorative estremamente precarie. In particolare, il settore agricolo emerge come il più problematico, rappresentando quasi la metà dei casi accertati, e sottolineando una realtà spesso nascosta dietro i prodotti che consumiamo quotidianamente.

La metamorfosi della tratta: come lo sfruttamento si sposta dai riflettori alle ombre del lavoro

Il rapporto ISTAT, pubblicato il 29 ottobre 2026, documenta l'andamento della tratta di esseri umani in Italia tra il 2021 e il 2025. Nel 2025, il sistema nazionale antitratta ha assistito 3.520 persone, con un aumento del 46,8% rispetto al 2021. Di queste, 1.964 sono state formalmente riconosciute come vittime. Sebbene un aumento nei numeri possa indicare una maggiore efficacia degli operatori nell'identificare potenziali vittime, il tipo di sfruttamento rilevato è in costante mutamento. Lo sfruttamento lavorativo è passato dal 32,7% al 58,1% dei casi accertati, mentre quello sessuale è diminuito dal 62,8% al 34,3% nello stesso periodo. L'ISTAT avverte, tuttavia, che lo sfruttamento sessuale si è in parte spostato in contesti chiusi e online, rendendo più difficile l'individuazione delle vittime e suggerendo che la diminuzione percentuale non corrisponde necessariamente a una riduzione effettiva del fenomeno.

L'agricoltura italiana sotto la lente: quasi la metà dei casi di sfruttamento lavorativo si concentra nei campi

Il 47,6% dei casi di sfruttamento lavorativo, per i quali il settore di attività è noto, si concentra nei campi italiani. Questo si traduce in 324 persone su 680, secondo i dati ISTAT del 2025, rendendo l'agricoltura il settore più colpito, ben al di sopra dell'edilizia (99 casi) e del settore alberghiero e turistico (59 casi). Dietro questi numeri si nascondono lavoratori privati dei diritti fondamentali. Sebbene il rapporto non riveli il numero totale di persone sfruttate o le aziende coinvolte, i dati sono sufficientemente allarmanti. Le vittime in agricoltura sono prevalentemente cittadini marocchini, indiani e tunisini. Un quarto di essi ha meno di 25 anni e cinque dei sette minorenni registrati nei settori lavorativi conosciuti operano proprio in agricoltura.

Visti regolari, esiti irregolari: come le procedure d'ingresso possono ancora condurre allo sfruttamento

Un aspetto critico del rapporto riguarda il fatto che anche un visto regolare non garantisce la protezione dallo sfruttamento. Nel 2025, 342 persone registrate dal sistema antitratta erano entrate in Italia con un visto di lavoro ottenuto tramite il Decreto Flussi, il meccanismo statale per l'ingresso regolare di lavoratori stranieri. Questo evidenzia una lacuna nel sistema: persone che arrivano legalmente possono ritrovarsi in situazioni di grave vulnerabilità. Anche i canali di reclutamento sono cambiati: nel 2025, 886 casi erano legati a proposte di lavoro e 816 a inganni. Gli arrivi in aereo sono aumentati significativamente, dal 11,3% nel 2021 al 29,4% nel 2025, mentre gli arrivi via mare, sebbene stabili in numero assoluto, sono diminuiti in percentuale. Ciò complica la tradizionale associazione tra tratta e sbarchi.

Uomini al centro dello sfruttamento: nuove sfide per il sistema di protezione e l'importanza del recupero salariale

Il cambiamento demografico delle vittime è notevole: nel 2021, gli uomini rappresentavano il 26,1% delle persone registrate nel sistema antitratta, arrivando al 52,5% nel 2025, per la prima volta superando le donne (966 uomini contro 915 donne tra le vittime identificate). Questa evoluzione richiede un adattamento del sistema di protezione. Per le vittime di sfruttamento lavorativo, la priorità è spesso l'assistenza legale, il recupero degli stipendi non pagati e la regolarizzazione della propria posizione. È un diritto elementare che spesso richiede l'intervento di un avvocato. Allontanarsi dal luogo di sfruttamento può significare perdere l'unica fonte di reddito, rendendo l'accoglienza in strutture protette non sempre la soluzione ideale. Il numero di persone assistite dai programmi di protezione è aumentato, ma la loro quota rispetto al totale delle vittime registrate è diminuita, suggerendo che i servizi attuali non sempre rispondono pienamente alle nuove esigenze. Inoltre, gli accessi autonomi alle segnalazioni sono aumentati, così come le segnalazioni da parte degli avvocati. Un'altra preoccupazione riguarda gli adolescenti: i minorenni registrati sono passati da 47 nel 2021 a 174 nel 2025, con 53 identificati come vittime nel 2025.

Il volto nascosto della tratta: ciò che viene alla luce è solo una parte del problema sommerso

I dati ISTAT riflettono solo la porzione della tratta di esseri umani che entra in contatto con il sistema nazionale di protezione. Il numero complessivo delle vittime in Italia rimane sconosciuto, e molte persone sfruttate non vengono mai intercettate. Le percentuali di aumento o diminuzione devono essere interpretate considerando questa realtà complessa. Nel 2025, le 1.964 vittime identificate testimoniano un'emergenza in cui il lavoro forzato e gli uomini sono protagonisti. I visti d'ingresso regolari non sempre proteggono dallo sfruttamento, e molte vittime devono lottare per recuperare i salari dovuti per il lavoro già svolto. La tratta è una realtà multifaccettata, ben più intricata di quanto una semplice associazione con gli sbarchi possa suggerire.

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