Salute e Nutrizione

Costo dei gelati confezionati: un'analisi approfondita degli aumenti e della 'shrinkflation'

Jul 03, 20267 Min di Lettura

I gelati confezionati sono diventati significativamente più costosi, con un incremento medio del 39,6% negli ultimi cinque anni, superando l'inflazione alimentare. Questo aumento è attribuibile principalmente all'incremento dei costi di produzione e alla 'shrinkflation', una pratica in cui la quantità del prodotto diminuisce mentre il prezzo rimane stabile o addirittura sale. Diversi marchi noti hanno ridotto le dimensioni delle porzioni, portando a un costo effettivo per unità notevolmente più elevato e spesso senza benefici nutrizionali. L'analisi di Altroconsumo sottolinea come sia essenziale per i consumatori prestare attenzione al prezzo al chilo piuttosto che al prezzo per confezione per valutare il reale valore del prodotto.

L'escalation dei costi dei gelati confezionati: un'indagine di Altroconsumo

Negli ultimi cinque anni, il mercato dei gelati confezionati ha visto un'impennata dei prezzi, con un aumento medio del 39,6%. Questa tendenza, evidenziata da un'approfondita analisi condotta da Altroconsumo e pubblicata il 3 luglio 2026, ha superato di gran lunga l'inflazione generale nel settore alimentare. Il periodo più critico si è registrato tra il 2022 e il 2023, con rialzi del 13% e 16% rispettivamente, secondo i dati Istat.

I principali fattori scatenanti di questi rincari sono da ricercarsi nell'aumento dei costi di produzione. L'energia, fondamentale per la catena produttiva, e le materie prime come il cacao, hanno subito significative lievitazioni. A questo si aggiunge la pratica della 'shrinkflation', un fenomeno in cui i produttori riducono la grammatura dei prodotti, mantenendo però prezzi simili o addirittura maggiori. Questo espediente ha l'effetto di aumentare il costo unitario effettivo per il consumatore.

Diversi prodotti iconici sono stati interessati da questa strategia. Il Magnum Classic di Algida, ad esempio, è passato da 79 a 75 grammi, mentre la Coppa del Nonno e il Maxibon, entrambi di Nestlé, hanno visto riduzioni da 72 a 65 grammi e da 102 a 96 grammi rispettivamente. Queste diminuzioni, sebbene apparentemente modeste, si traducono in aumenti percentuali significativi nel costo per porzione: +26% per il Magnum Classic, +43% per il Maxibon e +25% per la Coppa del Nonno. Analizzando il prezzo al chilo, gli aumenti sono ancora più marcati, raggiungendo il +53% per il Maxibon, +38% per la Coppa del Nonno e +32% per il Magnum Classic.

È interessante notare che la 'shrinkflation' non ha portato a benefici nutrizionali tangibili. Le calorie per porzione sono rimaste quasi invariate o hanno subito solo lievi diminuzioni, mentre i livelli di grassi totali e saturi sono rimasti sostanzialmente gli stessi rispetto al 2021, o in alcuni casi sono persino aumentati a causa della sostituzione del burro con grasso di cocco, un ingrediente meno costoso ma con un più alto contenuto di grassi saturi.

L'indagine di Altroconsumo rivela che non tutti i gelati sono stati colpiti dalla 'shrinkflation'. Molti prodotti hanno semplicemente aumentato i prezzi pur mantenendo lo stesso peso. Gli incrementi variano notevolmente, dall'11% al chilo per gli Stecchi Ricoperti Valsoia al 75% per il Nuii Ice Cream Adventure. Anche tra prodotti simili, le differenze sono evidenti: il Cono Esselunga è cresciuto del 20% al chilo, quello Coop del 27%, mentre il Cinque Stelle Sammontana ha registrato un aumento del 43% e il Cornetto Algida quasi il 60%.

Un ulteriore aspetto che rende difficile il confronto per i consumatori è la presenza di confezioni dello stesso prodotto con porzioni diverse. Un esempio è il Cornetto Algida, disponibile in confezioni da sei cornetti da 75 grammi ciascuno (13,32 euro al chilo) e da otto cornetti da 60 grammi (14,50 euro al chilo). Per questo motivo, Altroconsumo consiglia vivamente ai consumatori di non basarsi solo sul prezzo della confezione, ma di verificare sempre il prezzo al chilo, la grammatura e il numero di porzioni per effettuare scelte d'acquisto informate e consapevoli.

Questo scenario ci spinge a riflettere sull'importanza della trasparenza nelle politiche di prezzo e confezionamento dei prodotti alimentari. In un contesto economico in cui il potere d'acquisto dei consumatori è sotto pressione, la 'shrinkflation' e i costanti aumenti dei prezzi rappresentano una sfida significativa. È fondamentale che le associazioni a tutela dei consumatori continuino a monitorare attentamente queste dinamiche e che i consumatori stessi adottino un approccio più critico e informato al momento dell'acquisto. Solo così si potrà contrastare la tendenza a ricevere meno prodotto per lo stesso o maggior prezzo, preservando il valore reale delle nostre scelte alimentari.

Articoli correlati