Il pianeta sta vivendo un'epoca di profonde trasformazioni climatiche che mettono a rischio l'agricoltura e la sicurezza alimentare a livello globale. Fenomeni meteorologici estremi, come prolungati periodi di siccità e violente inondazioni, sono diventati sempre più frequenti, causando danni ingenti alle coltivazioni e agli allevamenti. Nonostante la crescente gravità della situazione, si registra un preoccupante calo dell'attenzione dei media su questo tema cruciale, mentre le organizzazioni internazionali continuano a lanciare appelli urgenti.
L'Organizzazione Meteorologica Mondiale ha recentemente evidenziato come il fenomeno climatico de El Niño stia intensificando i pericoli legati alle condizioni meteorologiche estreme. El Niño, con il suo riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico equatoriale, altera i modelli atmosferici globali, influenzando le temperature e le precipitazioni in molteplici regioni. Questo processo contribuisce a innalzare le temperature globali e a esacerbare gli eventi climatici. Nel 2024, il mondo ha assistito all'anno più caldo mai registrato, un segnale inequivocabile dell'impatto del cambiamento climatico sulla frequenza e intensità di questi fenomeni.
Sorprendentemente, in controtendenza con l'urgenza della crisi, l'Osservatorio sui Media e il Cambiamento Climatico dell'Università del Colorado a Boulder ha rilevato una diminuzione del 14% nella copertura mediatica globale sul clima nel 2025 rispetto all'anno precedente, e addirittura del 38% rispetto al 2021. Questa "silenziosa" sottovalutazione contrasta nettamente con gli allarmi lanciati da enti come la FAO.
La FAO, infatti, ha individuato le aree del mondo più vulnerabili alla siccità indotta da El Niño, tra cui il Sahel, l'Africa meridionale, l'Asia meridionale e sud-orientale, e il Corridoio Secco dell'America Centrale. In queste regioni, la probabilità di siccità nei prossimi mesi supera il 50%, con previsioni che indicano che oltre l'80% degli effetti negativi sull'agricoltura colpirà i Paesi a basso e medio reddito, acuendo la già precaria situazione di sicurezza alimentare.
Anche nazioni non tradizionalmente associate a climi caldi si trovano ad affrontare sfide significative. Nel Regno Unito, ad esempio, si prevede un riscaldamento di 2°C entro il 2050. Il Comitato sui Cambiamenti Climatici ha sottolineato la necessità di installare sistemi di aria condizionata in tutte le strutture sanitarie e scolastiche entro i prossimi decenni, dato che le ondate di calore supereranno i 40°C in tutte le regioni. L'aumento del livello del mare e la maggiore frequenza di siccità e inondazioni minacciano la produzione alimentare nazionale, rendendo indispensabile l'adozione di misure per mantenere almeno il 60% della produzione interna e prepararsi a un aumento dei costi dei prodotti agricoli.
L'Italia non è esente dagli effetti del cambiamento climatico. Il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC) del 2023 evidenzia la vulnerabilità dell'agricoltura italiana, in particolare nelle regioni mediterranee. Tra il 2015 e il settembre 2024, Legambiente ha registrato 146 eventi meteorologici estremi che hanno danneggiato l'agricoltura, inclusi grandinate, siccità prolungate, forti venti, trombe d'aria e esondazioni. Regioni come Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sicilia, Veneto e Sardegna sono tra le più colpite. Questi eventi non solo compromettono la sicurezza idrica, ma riducono anche la capacità produttiva del settore agricolo italiano.
A complicare ulteriormente il quadro, si aggiunge la progressiva riduzione della superficie agricola utilizzata. I dati ISTAT mostrano una contrazione da 17,5 milioni di ettari nel 1970 a 12,5 milioni attuali, accompagnata da una diminuzione del numero di aziende agricole. Questo fenomeno è dovuto all'abbandono delle terre marginali e all'espansione degli insediamenti urbani e delle infrastrutture, che ha portato all'impermeabilizzazione di 2,2 milioni di ettari di suolo. Tale perdita di terreno fertile, unita alla violenza degli eventi climatici, preannuncia un futuro incerto per l'agricoltura e per la capacità di garantire un accesso agevole ai prodotti della terra.
