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Il Riconoscimento Facciale e la Sicurezza Pubblica: Equilibrio tra Controllo e Diritti Fondamentali

Oct 21, 2026•9 Min di Lettura

A seguito dei recenti disordini verificatisi a Milano, il governo ha riproposto l'implementazione di sistemi di riconoscimento biometrico basati sull'intelligenza artificiale. L'obiettivo dichiarato è identificare coloro che si rendono protagonisti di violenze, spesso celandosi dietro anonimato. Tuttavia, questa iniziativa solleva interrogativi significativi circa la tutela dei diritti dei cittadini che partecipano a manifestazioni pacifiche, soprattutto in considerazione della normativa che permette la conservazione di immagini di individui estranei a qualsiasi illecito. La discussione si concentra sulla necessità di bilanciare le esigenze di sicurezza pubblica con le libertà individuali e il diritto alla privacy.

Il dibattito sull'introduzione di tecnologie di riconoscimento facciale ha preso nuovo slancio dopo gli scontri di Milano, portando il governo a enfatizzare l'importanza di tali strumenti per il mantenimento dell'ordine pubblico. La presidente del Consiglio, nel suo messaggio del 20 ottobre 2026, ha sottolineato l'intenzione di distinguere chiaramente i responsabili di atti violenti dai cittadini che esercitano il loro diritto a manifestare in modo pacifico. Questa distinzione è fondamentale, anche perché l'Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali aveva già espresso preoccupazioni riguardo all'impiego di queste tecnologie, in particolare durante gli eventi pubblici.

La legislazione vigente, attraverso il decreto legislativo 160 del 9 settembre 2026, stabilisce le direttive per il riconoscimento facciale "a posteriori", consentendo l'acquisizione di immagini che possono essere analizzate successivamente, a patto che vengano rispettate condizioni rigorose. È esplicitamente vietata l'applicazione indiscriminata di tali sistemi. Un punto cruciale della normativa è la possibilità di conservare, per un periodo di sette giorni, le immagini raccolte in specifici contesti pubblici, anche se non vi è stato alcun reato. Solo in caso di violazioni della legge, queste immagini possono essere utilizzate per confronti successivi, sempre nel rispetto dei limiti imposti dalla legge. Il Garante della Privacy aveva già, nel luglio del 2026, esaminato una bozza della normativa, evidenziando il rischio di una raccolta generalizzata di dati biometrici e richiedendo modifiche per rafforzare le garanzie sulla protezione dei dati personali. Sebbene il testo finale sia stato revisionato per distinguere la fase di memorizzazione da quella di elaborazione biometrica, la questione rimane aperta su come e dove queste tecnologie saranno effettivamente impiegate, specialmente in relazione a eventi come le manifestazioni.

È altresì rilevante notare che, in determinate circostanze, l'autorizzazione giudiziaria per l'uso del riconoscimento facciale può non essere richiesta. Ciò si verifica quando la tecnologia è impiegata dopo la commissione di un reato per un'identificazione iniziale di un sospettato, basandosi su prove concrete. Tuttavia, il Garante della Privacy, già nel 2021, aveva espresso un parere negativo su progetti simili, come il "SARI Real Time", che prevedeva l'elaborazione dei dati biometrici di tutti i presenti per identificare individui ricercati, sollevando preoccupazioni sulla potenziale violazione della privacy dei partecipanti a eventi pacifici e sul rischio di errori di identificazione. Questi precedenti evidenziano la necessità di controlli rigorosi sull'affidabilità e l'impiego di tali sistemi, al fine di tutelare le persone estranee a qualsiasi illecito.

Mentre il governo enfatizza la necessità di contrastare la violenza attraverso nuove misure e sanzioni, la presidente del Consiglio ha anche riconosciuto le motivazioni sociali ed economiche alla base delle proteste, promettendo ascolto per chi manifesta pacificamente. Tuttavia, le soluzioni proposte per affrontare le difficoltà denunciate dai manifestanti rimangono meno dettagliate rispetto alle misure repressive. La questione fondamentale rimane: come garantire concretamente la libertà di manifestare, un diritto tutelato dalla Costituzione, di fronte all'avanzamento delle tecnologie di sorveglianza? L'applicazione pratica e i criteri ministeriali che definiranno l'uso di questi sistemi saranno cruciali per determinare se e come il riconoscimento facciale inciderà sul diritto di riunione pacifica, specialmente considerando che la legge consente la conservazione preventiva di immagini anche di individui non coinvolti in reati.

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