Salute e Nutrizione

Il Tribunale di Venezia impone a San Benedetto la rimozione di dichiarazioni ambientali ingannevoli

Jul 21, 20266 Min di Lettura

Il Tribunale di Venezia ha recentemente emesso una sentenza significativa nei confronti di Acqua Minerale San Benedetto, ingiungendole di rimuovere dal proprio sito web e dai social media una serie di asserzioni ambientali giudicate ingannevoli. Questa decisione, scaturita da un'azione inibitoria collettiva avviata dall'associazione dei consumatori Codici, sottolinea l'importanza della trasparenza e della verificabilità nelle comunicazioni aziendali relative alla sostenibilità.

Le contestazioni del Tribunale si sono concentrate su cinque categorie di dichiarazioni. La prima riguardava l'affermazione sulla completa riciclabilità del PET e l'uso di plastica riciclata (rPET) nei prodotti San Benedetto, con la menzione di una riduzione del peso delle bottiglie che porterebbe a un risparmio energetico. Il secondo punto criticava le dichiarazioni generali sulla progettazione di contenitori più leggeri, la minore dipendenza dalle materie prime, la riduzione delle emissioni di carbonio e l'adozione di energie rinnovabili negli impianti. Un terzo gruppo di affermazioni censurate riguardava la presentazione della sostenibilità come elemento cruciale del modello di business aziendale, con l'intento di diventare "ancora più green" attraverso l'innovazione tecnologica. La quarta obiezione concerneva la promozione dell'utilizzo di rPET superiore al minimo legale, mentre l'ultima riguardava la frase generica "SAN BENEDETTO è Sostenibilità".

La ragione principale di queste contestazioni non risiede nella falsità intrinseca delle iniziative ambientali di San Benedetto, ma piuttosto nella vaghezza e nella mancanza di specificità delle affermazioni. Il Tribunale ha evidenziato come le dichiarazioni non fornissero dettagli precisi sui prodotti interessati, sulle metodologie di calcolo per la riduzione del consumo di plastica o sul risparmio energetico ottenuto. Questa mancanza di chiarezza impedirebbe ai consumatori di valutare in modo accurato i benefici ambientali dichiarati, portando a una percezione distorta di un impatto ambientale complessivamente ridotto.

In particolare, la frase "SAN BENEDETTO è Sostenibilità" è stata considerata fuorviante in quanto suggerisce un'assenza totale di impatto ambientale, il che è irrealistico per qualsiasi processo di produzione, imbottigliamento e trasporto di acqua minerale. La sentenza ha quindi ribadito che, sebbene le aziende possano e debbano comunicare i loro sforzi per la sostenibilità, tali comunicazioni devono essere precise, verificabili e non devono attribuire benefici ambientali estesi all'intera attività o a tutti i prodotti, qualora si riferiscano solo a specifiche iniziative.

È importante notare che non tutte le comunicazioni ambientali di San Benedetto sono state bocciate. Quelle accompagnate da dati concreti e verificabili, come l'ammontare di plastica risparmiata grazie all'alleggerimento delle bottiglie o le informazioni dettagliate accessibili tramite QR code, sono state considerate accettabili. Questa distinzione evidenzia il confine sottile tra una comunicazione trasparente e il fenomeno del greenwashing, ribadendo che la veridicità e la specificità sono elementi fondamentali per evitare pratiche ingannevoli.

Il verdetto del Tribunale di Venezia si inserisce in un contesto più ampio di crescente attenzione al greenwashing. Precedentemente, in seguito a una segnalazione, San Benedetto aveva già modificato alcune sue comunicazioni relative alla "CO₂ Impatto Zero", dimostrando la tendenza delle autorità a monitorare e sanzionare le dichiarazioni ambientali non conformi. Questa sentenza rafforza ulteriormente la posizione delle associazioni dei consumatori nella tutela del diritto a un'informazione commerciale corretta e trasparente, favorendo le imprese che investono autenticamente in qualità e responsabilità ambientale.

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