Un'analisi approfondita su scala mondiale ha messo in luce le strategie aggressive adottate dai colossi alimentari, spesso definiti 'Big Food', per ostacolare l'introduzione di normative che mirano a migliorare la salute pubblica. Queste aziende, tra cui nomi noti come Ferrero, Coca-Cola, PepsiCo e Danone, sono state coinvolte in centinaia di contenziosi legali contro i governi. L'obiettivo principale di queste azioni è impedire l'attuazione di etichette più chiare, nuove tassazioni e altre regole che potrebbero ridurre il consumo di prodotti ad alto contenuto di zuccheri, sale e grassi, i quali contribuiscono a patologie crescenti come l'obesità e il diabete. L'indagine, coordinata da Lighthouse Reports, rivela una battaglia costante tra gli interessi economici delle multinazionali e la protezione della salute dei cittadini.
L'inchiesta, condotta in collaborazione con numerosi media partner internazionali, ha esaminato le vicende legali in sei nazioni chiave: Brasile, Colombia, Messico, Stati Uniti, Regno Unito e India. I risultati sono allarmanti: tra il 2010 e il 2025, i giganti del settore alimentare hanno intrapreso ben 239 cause legali per bloccare regolamentazioni che avrebbero potuto impattare negativamente sui loro profitti. La maggior parte di questi contenziosi, circa il 68%, riguardava le etichette alimentari, considerate uno strumento cruciale per informare i consumatori e guidarli verso scelte più salutari. I costi di questi procedimenti legali sono enormi, con stime che parlano di 595 anni complessivi spesi in tribunale. Questo evidenzia una disparità di risorse tra gli Stati e i potenti gruppi economico-finanziari. Tra le aziende più attive in questa offensiva legale spiccano Coca-Cola con 24 azioni dirette, seguita da PepsiCo con 17, e da Mondelēz, Kellogg's e Danone. Anche Ferrero ha contribuito a questo quadro con quattro contenziosi.
Dietro la facciata di responsabilità sociale d'impresa, spesso promossa attraverso campagne pubblicitarie rassicuranti e impegni in attività sportive o sostenibili, si cela una realtà meno trasparente. Le multinazionali alimentari tendono a presentarsi come parte della soluzione ai problemi di salute, ma la loro reazione diventa estremamente aggressiva quando i governi cercano di imporre regolamentazioni vincolanti. Un esempio lampante è l'opposizione all'introduzione di etichette a semaforo per indicare il profilo nutrizionale dei prodotti, o alle tasse su bevande zuccherate e alimenti ultra-processati. Questo modello di resistenza ricorda le tattiche utilizzate in passato dall'industria del tabacco per eludere le normative sanitarie. Oltre ai contenziosi, queste aziende impiegano anche strumenti come il lobbying politico, finanziamenti a istituzioni e università, e la produzione di studi apparentemente scientifici, il tutto per influenzare l'opinione pubblica e le decisioni politiche a proprio favore.
Il Messico rappresenta un caso emblematico di questa lotta. Il paese ha intrapreso iniziative significative per combattere l'obesità e il diabete, che affliggono una larga fetta della popolazione. Nonostante gli sforzi, l'industria alimentare ha ostacolato in modo massiccio l'introduzione di misure come le etichette a semaforo e le tasse sugli alimenti ultra-processati. L'80% dei casi legali analizzati nell'inchiesta (193 su 239) si è svolto proprio in Messico, dove le multinazionali hanno colonizzato i tavoli tecnici governativi e intasato i tribunali per ritardare l'applicazione delle normative. Nonostante il Messico abbia accumulato prove schiaccianti del costo che i paesi devono pagare per legiferare a favore della vita, la battaglia è ancora in corso, con decreti attuativi che stentano a concretizzarsi e tasse sugli alimenti ultra-processati che rimangono al di sotto delle raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.
Anche Ferrero, colosso dolciario italiano, è coinvolta in questa dinamica. In Messico, l'azienda è stata protagonista di tre azioni giudiziarie per contrastare le regolamentazioni. Analogamente, nel Regno Unito, Ferrero e la sua controllata Eat Natural hanno minacciato azioni legali contro le norme restrittive sui prodotti ad alto contenuto di zuccheri, sale e grassi. La posizione ufficiale di Ferrero è che l'azienda sostiene gli obiettivi di salute pubblica e l'etichettatura nutrizionale scientificamente fondata, offrendo prodotti in porzioni controllate. Tuttavia, l'inchiesta suggerisce che la loro opposizione riguarda più i criteri di attuazione delle politiche che gli obiettivi di salute in sé. In Italia, la situazione non è meno critica, con alti tassi di obesità infantile e adulta e una quasi totale assenza di regolamentazioni sulla pubblicità del cibo ultra-processato per i minori. Il governo italiano è stato criticato per la sua posizione favorevole alle imprese, ostacolando anche a livello europeo le iniziative per contrastare le malattie croniche legate all'alimentazione.
La potenza economica e finanziaria delle multinazionali del cibo è un fattore determinante in questa complessa dinamica. Le otto maggiori aziende del settore controllano il 42% del comparto finanziario, con un valore stimato di 1.500 miliardi di dollari. Questa concentrazione di potere consente loro di investire capitali enormi in marketing e azioni legali, spesso a discapito della salute pubblica mondiale. Sebbene l'inchiesta di Lighthouse Reports indichi che Big Food abbia perso l'82% delle cause intentate nei sei paesi esaminati, questo dato non deve far sottovalutare la persistente influenza e le capacità di queste aziende di ostacolare il progresso normativo. La battaglia per un'alimentazione più sana e una maggiore tutela della salute pubblica continua a scontrarsi con gli interessi radicati dei giganti del cibo, rendendo evidente che si tratta, in ultima analisi, di una questione di potere.
